Piccoli dittatori, grandi arsenali

Type 63 multiple rocket launcher, mounted on Technical.

L’ alba dell’ odissea, questa è la corretta traduzione mai citata e sostituita da un titolo molto più bellicoso e molto meno realista.

Sebbene nessuno abbia voluto sventolare striscioni di “Mission accomplished” sul ponte delle portaerei o nelle basi aeree nostrane, la missione Odyssey Dawn, successivamente Unified Protector, si è ufficialmente conclusa il 31 ottobre.

Non sorprende che tra gli addetti ai lavori si sia creato un silenzio sempre più tombale sulle ultime operazioni militari, poiché l’ opinione pubblica e le casse di stato europee non avrebbero certo sostenuto una nuova, prolungata “Missione di pace”, ovvero che si superassero i sei mesi di conflitto.

Avrebbe sicuramente accelerato i tempi l’ eliminazione diretta del Colonnello, ma le sue abilità di fuga, nonché le centinaia di nascondigli in un territorio tanto vasto come quello libico si sono fatte beffa dei continui e precisi bombardamenti alleati.

La fine di Gheddafi è stata tragica e barbara anche per gli occhi di chi ha visto l’ impiccagione di Saddam Hussein qualche anno fa, ringraziando di non aver potuto notare le pagine dei quotidiani ricoperte con le foto di Osama Bin Laden.

E’ stata una guerra “strana” o meglio, “nuova”, sia per l’ assenza di dispiegamento terrestre da parte della coalizione dei “volenterosi”, sia per la vittoria di un esercito, quello ribelle, nato dal nulla o quasi.

Il CNT (Consiglio Nazionale di Transizione) è stato ed è tutt’ ora l’ unico organo politico-militare responsabile di quella grande orda di sciamannati che ha invaso le televisioni con urla tipicamente islamiche e raffiche di kalashnikov al cielo seppur riuscendo a liberare il paese nonostante la drammatica mancanza di addestramento.

Gli aiuti, oltre alle bombe di precisione della NATO, sono stati spesso e volentieri recuperati sullo stesso territorio libico, assaltando caserme e depositi di munizioni abbandonati dalle forze lealiste di Muhammar, occupando pozzi petrolifici, raffinerie ed oleodotti concentrati sulla costa fra Bengasi e Ras Lanuf.

Libyan Oil Fields map.

L’ arsenale militare di Gheddafi, comunque, era stato da sempre ricco di materiale, talvolta obsoleto, ma pur sempre efficace, soprattutto in un contesto di guerra asimmetrica, ovvero guerriglia.

Non a caso all’ inizio della repressione nei confronti della Cirenaica la sorte dei ribelli pareva segnata, ed in effetti sarebbe stato così senza l’ intervento della Francia, seguita dagli alleati non poco riluttanti, dopo (durante ?!?) l’ approvazione della risoluzione ONU 1973, nient’ altro che il nulla osta per dare inizio alle operazioni militari contro le forze lealiste.

Con l’ evolversi della situazione Francia, Egitto, Oman ed altri paesi della coalizione hanno deciso di rifornire direttamente sul campo tramite aviolanci armi ai ribelli, mentre dall’ altra parte acquirenti privati hanno cercato in tutti i modi di acquisire sistemi d’ arma anche sofisticati, soprattutto da paesi del’ Est europeo, tentando di aggirare l’ embargo e quindi il blocco navale della NATO.

In un centinaio di giorni la Libia si era trasformata nel paradiso terrestre dei trafficanti d’ armi e dei terroristi di tutto il mondo.

Le decine di migliaia di mine anticarro, antiuomo, i MANPADS (MAN Portable Air Defense System), e le ingenti quantità di armi leggere hanno sicuramente attirato l’ attenzione di Al Qaeda e la foto che ritrae un noto leader di AQUIM (Al Qaeda In Maghreb), Abdelhakim Belhaj, ricoprire la carica di comandante militare del CNT, sicuramente non hanno rassicurato il Pentagono.

E’ infatti diventata priorità assoluta, nel breve termine, trovare e distruggere il maggior quantitativo di equipaggiamenti evoluti caduti nelle mani sbagliate, mentre a livello strategico si sta cercando di prevenire la dispersione degli arsenali nel caso si dissolvessero altri governi, in particolare Siria, Egitto, Libano, Yemen, Iran in seguito a rivoluzioni interne.

Deposito di MANPADS russi tipo SA-7 GRAIL 9K32M Strela-2.

La conseguenza di questa situazione potrebbe essere l’ arrivo di sistemi d’arma evoluti a cellule terroristiche in teatri caldi e non, come Afghanistan, Libano, Somalia, Yemen e Cecenia, per non pensare alla possibilità di ritrovarsi un terrorista armato di un missile antiaereo spalleggiabile, capace di abbattere un aereo civile in decollo o atterraggio, nei dintorni degli aeroporti Charles De Gaulle, Heathrow o JFK.

Le forze speciali occidentali, impegnate fino a pochi giorni fa nella designazione di obiettivi a terra in supporto delle forze aeronavali, sono ora ritaskate nella ricerca di questi materiali in un paese estremamente vasto e sconosciuto in parte agli stessi autoctoni partecipando ad una corsa contro il tempo prima che varchino la soglia di paesi consenzienti verso le organizzazioni terroristiche islamiche.

Di sicuro si spera che queste ultime, dopo la primavera araba, si siano indebolite.

Leonardo Bordoni

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