Hebron: un ostacolo alla pace

Le rivolte in Siria hanno destabilizzato il paese con le organizzazioni interstatali interessate ad una soluzione. Alcuni esponenti, tra cui Ban Ki Moon, hanno affermato che l’evacuazione dei territori arabi e palestinesi da parte degli israeliani sarebbe un incentivo a stemperare il Medioriente. Tralasciando la sensatezza della dichiarazione, decidete voi, la questione delle colonie è un serio problema all’interno del processo di pace.

Dalla fine del XIX secolo il sogno per molti ebrei fu la costituzione di uno stato all’interno del quadrilatero Gerusalemme, Hebron, Tiberiade e Safed. Finita la seconda guerra mondiale gli ebrei scampati all’olocausto cercarono la “terra promessa” e gli alleati un modo per ripulirsi la coscienza creando nel 1947 lo United Nations Special Comitee On Palestine, per realizzare due stati con Gerusalemme sotto amministrazione ONU. Il progetto accettato parzialmente dagli ebrei, non trovò opposizione a priori dagli arabi per poter accedere alle risorse idriche e al Mar Rosso, proponendo uno stato federato con due governi.

Il 14 Giugno, anticipando le Nazioni Unite, Israele unilateralmente dichiarò la propria indipendenza seguita due giorni dopo dal conflitto contro Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania. La vittoria portò all’annessione di porzioni dello stato arabo, ma importante fu quello che successe anni dopo nella guerra dei sei giorni e l’avanzata dell’Israel Defense Force fino al canale di Suez, in Cisgiordania e in Golan.

Nacquero i progetti della Grande Israele e la colonizzazione dei territori. Le campagne d’insediamento iniziarono a Gaza e Cisgiordania, ma molti compresero la difficoltà perché il territorio era troppo grande da controllare. Gli accordi successivi di Camp David, dopo la guerra dello Yom Kippur, furono anche la volontà israeliana a rientrare in confini più gestibili.

Nel 2005, all’interno degli accordi tra l’ONP e il governo di Ariel Sharon, fu deciso il ritiro dalla striscia di Gaza. Per riuscirci il primo ministro non si fece problemi ad uscire dal Likud, equivalente al nostro centro destra, e fondare un nuovo partito, Kadima, che vinse le elezioni del 2006 con il 22% e primo ministro Ehud Olmert perché Sharon poco dopo entrò in coma. Le difficili operazioni di sgombero avvennero con la forte resistenza dei coloni ebrei ortodossi ultimi sostenitori della Grande Israele. Negli anni successivi un analogo progetto d’evacuazione (parziale) è nato, soprattutto dai banchi della sinistra israeliana, anche per i territori della Cisgiordania, ma la situazione è molto complicata per la maggiore valenza religiosa dell’area e per una differente composizione partitica; le elezioni del 2009 hanno visto riconfermarsi Kadima come primo partito, ma questa volta il nuovo alleato è il Likud di Netanyahu, rendendo più difficile gli sgomberi.

Hebron è proprio uno di questi territori. In città secondo le stime vi abitano  200.000 palestinesi  e 700 israeliani circa. La città è ritenuta sacra perché si trova la Cava dei Patriarchi, importante luogo di culto. Gli ebrei presenti sono tutti ortodossi residenti nell’antico quartiere perché fino al 1929 in città risiedeva una comunità di 750 membri, su una popolazione di “solo” 17.000 abitanti, quando 67 di loro vennero uccisi nel massacro di Hebron.

Nel 1979 cittadini israeliani tornarono nell’antico quartiere creando la colonia di Beit Hadassan e un problema; il governò inviò circa 1500 militari a presidiare l’insediamento con checkpoint, dividendo perfettamente la città in due, ma un duro colpo per Hebron e la sua economia fu inflitta nel 2000 quando i palestinesi furono obbligati alla chiusura tutti gli esercizi di Shuhada street, la zona del mercato, vietandone anche il transito. La decisione militare fu definita illegale dall’alta corte, ma tutt’ora il divieto esiste. Molti si chiedono da dove derivi l’inefficacia della sentenza.

Il colono fondatore è l’ebreo ortodosso Rabbi Moshe Levinger, che in nome del massacro del ’29, ritiene ancora legittima l’“ebraizzazione” della città e che si debba recuperarla anche con la forza. Da anni i coloni attaccano studenti e insegnanti arabi che si recano ogni giorno alla scuola di Qurtuba all’interno della città vecchia. Le scene sono visibili su Youtube, opera di un’associazione cristiana che cerca di difenderli subendo a loro volta minacce, lancio di sassi e tentativi di rottura o furto delle videocamere; tutte queste azioni avvengono con l’esercito che al massimo si limita ad allontanare i connazionali momentaneamente.

Le voci dicono che i generali nei Territori subiscono pressioni politiche per non agire. Alle elezioni 2009 i partiti legati all’estrema destra religiosa, Shas e United Torah Judaism sostenitori dei piani coloniali, hanno raccolto il 12,88% pari a 16 parlamentari su 120. In valori assoluti questi dati non preoccuperebbero, ma alcuni soggetti più “moderati” particolarmente legati a Levinger,  si trovano  all’interno del Likud ago della bilancia per mantenere in piedi l’attuale governo. Le “protezioni” portano i coloni a compiere senza timori le proprie azioni e a tacciare di nazismo tutti coloro che cercano di ostacolarli. Negli ultimi tempi l’intolleranza nei confronti del cristianesimo e dell’associazionismo cristiano si è alzato da parte di esponenti delle comunità ortodosse, praticando anche boicottaggi economici nei confronti dei loro negozi ostacolandone l’ingresso ai clienti con banchetti o direttamente con il corpo.

Questo articolo non vuole prendere una posizione, entrambe le fazioni le ritengo carnefici e vittime allo stesso tempo, ma nel versante palestinese sono noti i fattori che ostacolano il riconoscimento di uno stato ebraico, problema che Pakistan, Giordania, Egitto e Turchia non si pongono più anche se le relazioni sono ormai tese.  Il problema è presente anche nella comunità israeliana rilevando nei personaggi descritti sopra, che dietro la parola olocausto si permettono di commettere soprusi, uno degli ostacoli principali per fare nuovi passi nella nascita di due realtà statali ben definite.

P.S.: non vorrei sembrare oltranzista, ma i concetti sono di Gideon Levy, una delle penne più importanti dell’Haaretz, il primo giornale d’Israele.

Simone Colasanti

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Bacci ha detto:

    Molto bello, non sapevo di molte di queste cose…in effetti è un pò che penso che da un pezzo a questa parte Israele stia usando l’olocausto impropriamente.
    Probabilmente per queste considerazioni verremo additati come antisemiti

  2. Mind the Gap ha detto:

    L’utilizzare l’olocausto come giustificazione ad ottenere tutto per fortuna é solo la giustificazione di una minoranza, che purtroppo ha le persone giuste ai posti giusti, il resto della popolazione per quanto chieda di non scordare mai certi errori ormai ha compreso che certe pretese ora devono essere messe da parte per il bene di entrambi.

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