Altai

Tra fiori tropicali/tra grida di dolcezza/la lenta lieve brezza scivolava /e piano poi portava/frusciando tra la rete/l’odore delle sete e della spezia (F. Guccini, “Bisanzio”)

L’ altai è un falco dal piumaggio bianco screziato di grigio, utilizzato ai tempi della grande falconeria per le sue naturali doti di predatore: narra una leggenda che il primo altai fu addomesticato dal grande Temucin (meglio noto come Gengis Khan) per sopravvivere nel deserto che stava attraversando, in fuga dopo una battaglia persa.
Così è Emanuele De Zante, fedelissimo cittadino della Serenissima, cacciatore di spie, eretici e nemici della Repubblica Veneziana del ‘500; a lui viene affidata, da parte del Consigliere Nordio, l’incarico di scoprire i responsabili dell’incendio dell’Arsenale del 1569.
Le sue indagini lo portano a scoprire che l’incendio, che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime per le forze navali della Serenissima, è probabilmente stato appiccato dalle maestranze locali, in lotta per ottenere contratti migliori e una paga più congrua; ma non è questo che vuole il Doge: egli ha bisogno di un capro espiatorio, che leghi l’incendio alle manovre dell’Impero Turco per indebolire Venezia, qualcuno che è sicuramente nemico dello stato …
Emanuele De Zante ha un segreto, conosciuto solamente da chi, nell’intimità, può vederlo completamente nudo: un dito di pelle in meno nelle parti intime, segno inequivocabile dell’appartenenza ad un popolo considerato nemico, infido, deicida e per questo recluso in un quartiere a parte della città. Perché il cittadino veneziano De Zante è figlio si di un capitano da mar della Serenissima (un ufficiale navale di alto grado), ma anche di una donna ebrea di Ragusa/Dubrovnik, città dove è stato circonciso, cresciuto e dove ha fatto il rituale bar mitzvah prima che, alla morte della madre, il padre tornasse a prenderlo per portarlo a Venezia e farlo cristiano, nascondendo le sue vere origini e avviandolo ad una brillante carriera.
Così, grazie ad una soffiata dell’amante, il cacciatore implacabile diventa preda, il capro espiatorio per eccellenza, il traditore giudeo infiltrato per sovvertire la forza della Serenissima agli ordini degli ebrei nemici della cristianità legati al Gran Turco, e di uno in particolare: Josef Nasi, ricchissimo mercante di origine portoghese, amico personale del Sultano.
Costretto a fuggire da Venezia e a riparare a Ragusa, De Zante, innocente e perseguitato, incontrerà gli emissari del Nasi, che lo condurranno dove mai avrebbe pensato: a Istanbul, nella casa di chi, fino a pochi giorni prima, aveva combattuto.

Se avete letto ed amato Baudolino di Umberto Eco, correte a leggere Altai: gli “allievi” del collettivo letterario Wu Ming magari non avranno superato il maestro, ma gli si sono avvicinati moltissimo.
I Wu Ming giocano con la storia, utilizzando personaggi realmente esistiti e fatti realmente accaduti, interpretandoli attraverso personaggi di fantasia perfettamente incastrati, per comportamenti e mentalità, nel tempo storico di riferimento: il tardo ‘500, quando il Gran Turco decide di conquistare Cipro, possedimento veneziano, e andare incontro alla battaglia navale di Lepanto, nella quale le forze ottomane troveranno la sconfitta da parte della coalizione dei paesi cristiani.
In questo gioco, emerge titanica la figura realmente esistita di Josef Nasi, conosciuto anche come Joao Migues, uno degli ebrei più potenti ed importanti della storia: nell’ “ambientazione” di Wu Ming il Nasi, forte della sua influenza economica e politica, farà di tutto per portare la Sublime Porta alla conquista di Cipro, con uno scopo ideale e grandioso: ottenere un luogo libero e tollerante, dove i Figli di Sion avrebbero trovato quello che mancava loro, una patria.
Grazie a lui, Emanuele De Zante, cristiano di Venezia, riscoprirà le sue vere origini e, diventato Manuel Cardoso, ebreo, metterà le sue capacità di altai al servizio di una causa più grande, quella del popolo ebraico.
Con una descrizione perfetta degli ambienti e ancora più accurata degli intrighi politici della corte ottomana, fatta di equilibri e rivalità tra i vari visir, divisi tra un partito pro guerra ed uno nettamente contrario, Wu Ming ci porta per mano nella realtà dell’epoca: incontreremo Mustafa “Lala” Pasha, capo delle forze di terra dell’Impero e precettore del Sultano Selim, il barese convertito Mimi Reis, uno dei più grandi corsari dell’epoca assieme al calabrese Uluc’ Ali, l’anabattista Ludwig, reduce dalla repressione delle rivolte dei contadini protestanti tedeschi per mano dei principi luterani, Marcantonio Bragadin, difensore della rocca di Famagosta assediata e grande capitano veneziano.
Personaggi approfonditi psicologicamente e storicamente (Ludwig il protestante che odia la guerra dopo quello che ha visto, ma non smette di sognare la possibilità di un “regno dei cieli in terra” che sovverta l’ordine dei potenti, Mimi Reis che venera San Nicola di Bari pur essendo musulmano, Nasi combattuto tra la necessità dell’impresa, i mezzi utilizzati e i costi in vite umane), attori di vicende più grandi di loro, che nella fantasia storica del collettivo diventano personaggi essenziali dell’azione e degli avvenimenti.
Le missioni spionistiche del protagonista diventano quindi essenziali per l’avvio e la prosecuzione della conquista di Cipro, della quale viene riferito un quadro realisticamente perfetto dal punto di vista militare: assisteremo alla conquista di Nicosia (avvenuta grazie alle preziose informazioni passate alla Sublime Porta da De Zante) e all’assedio di Famagosta, saremo testimoni della trucidazione del capitano Bragadin (massacrato, una volta arresosi, da “Lala” Pasha) e del saccheggio da parte ottomana della città, vedremo le imprese navali veneziane e quelle dei corsari rinnegati.
“Dopo le Termopili, Salamina”, dirà ad un incredulo De Zante il “Gigante”, il Gran Visir di origine bosniaca a capo del partito contro la guerra: dopo la durissima resistenza veneziana di Famagosta, a Lepanto le forze navali ottomane troveranno le galeazze veneziane, navi pesanti e poco maneggevoli, normalmente utilizzate per il trasporto di truppe e cavalli, che per la prima volta, riallestite nell’arsenale, saranno impiegate come corazzate inaffondabili, armate di cannoni pesanti, contro i quali nulla potranno le leggere galee turche.
Nel tentativo di avvisare del pericolo la flotta ottomana, De Zante troverà il suo destino, così come il corsaro Mimi Reis (che perse realmente la vita sul campo di battaglia di Lepanto), e si compirà anche quello di Nasi, con la fine del sogno di una Nuova Sion e la cacciata degli ebrei, accusati di complicità col Gran Turco, dai possedimenti papali e da Venezia.

Se state cercando un romanzo storico, leggete Altai; se cercate un romanzo di avventure, leggete Altai; se siete interessati in un romanzo sul problema dell’identità (oggi come ieri) e della formazione di un individuo, leggete Altai; se volete leggere un’opera di assoluto valore letterario, ebbene leggete Altai: non resterete delusi.

Emiliano Ceretti

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. peterrei ha detto:

    La storia vista “dall’altra parte” , come in Q, il fascino dei sognatori spessoo perdenti.

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