Metro 2033

Mosca, anno 2033. L’umanità ha fatto quello che, da sempre, le riesce meglio: farsi del male, seriamente. La superficie della terra è divenuta un ambiente da incubo: una guerra di cui poco si ricorda, fatta di armi chimiche e nucleari, ha reso il pianeta ostile ai suoi abitanti. Eppure, nonostante tutto, gli uomini sono riusciti a sopravvivere e a resistere: sottoterra, utilizzando la struttura della metropolitana della città, progettata (anche) per essere un rifugio sicuro dalla distruzione della superficie.E’ in questo scenario post apocalittico che un giovane, Artyom, cresce insieme col padre adottivo nella piccola stazione della VDNKh, dove gli uomini sopravvivono in tende all’interno della stazione, coltivando funghi sotterranei nella terra su cui un tempo c’erano i binari del treno, allevando maiali e vivendo alla tenue luce delle lampade di sicurezza, commerciando con le stazioni vicine, sempre terrorizzati dalle possibili minacce che questo mondo incredibile riserva loro: ratti mutanti, altri uomini e, di recenti, i misteriosi Tetri, una apparentemente nuova forma di vita sviluppatasi in superficie, di forma umana, ma completamente diversa da quanto visto sulla terra fino ad allora, che sempre più spesso si avvicinano agli sbarramenti eretti dagli abitanti a difesa della stazione periferica, praticamente invulnerabili alle armi degli uomini.

Artyom cova un segreto inconfessabile: lui, assieme ad alcuni suoi amici, per la prima volta da molto tempo, per una bravata giovanile hanno varcato gli sbarramenti ed hanno raggiunto il limite invalicabile della porta che separa il fragile universo della metro dalla terribile realtà della superficie, l’hanno aperta e poi, dopo aver appena messo la testa fuori, spaventati dai rumori esterni di una realtà che non avevano nemmeno immaginato, sono fuggiti dimenticandosi di chiudere l’unica difesa dell’umanità dal mondo esterno aprendo, forse, la strada ai nuovi, terribili nemici.

L’incontro con uno stalker, un uomo con l’oneroso e pericolosissimo compito di avventurarsi, difeso dall’equipaggiamento antiradiazioni, in superficie per recuperare il recuperabile (dal ferro al legno, dalle armi ai libri), cambierà per sempre la vita del ragazzo. Hunter, questo il nome dello stalker, affida al giovane una missione apparentemente semplice (consegnare un messaggio ad un altro stalker), ma che lo condurrà ad attraversare, per la prima volta, tutto il nuovo mondo che gli uomini hanno costruito sottoterra e, forse, a trovare la spiegazione al mistero degli invincibili Tetri ed una soluzione alle loro incursioni.

Così, attraverso gli occhi, le sensazioni ed il viaggio d’avventura e di formazione di Artyom, Glukhovsky ci conduce alla scoperta di un mondo sicuramente fantascientifico, e tuttavia basato sull’assioma filosofico per cui “l’uomo è un animale sociale”: dopo la catastrofe, gli uomini e le donne che si sono rifugiati nella metro hanno ricostruito diversissimi ordinamenti sociali, colonizzando e specializzando le singole stazioni che, da centri di transito dell’umanità normale sono divenuti villaggi e, spesso, parti di un sistema integrato e complesso tipico della razza umana; talmente complesso da essere spesso in guerra, riproducendo nel sottosuolo la cronica incapacità umana a convivere pacificamente e a dividersi per le più svariate ragioni.

Seguendo il viaggio di Artyom, troveremo l’organizzazione dei commercianti che hanno preso il controllo delle stazioni più importanti di transito, situate sull’anello esterno alle linee, che hanno preso il nome di Lega Hanseatica (con evidente ed ammesso riferimento alla lega del Nord Europa), organizzati anche militarmente e che, nella loro stazione principale, espongono in una teca il libro di Adam Smith con venerazione; scopriremo che il comunismo non è morto, anzi è risorto occupando le stazioni della linea principale, fondando un regime di tipo sovietico (con annessi terribili servizi segreti), noto come la Linea Rossa; incontreremo i neonazisti, che hanno occupato una serie di stazioni nelle quali si pratica la purezza razziale e lo sterminio di ogni “diverso”, e coloro che li combattono costantemente, i rivoluzionari idealisti e guerriglieri della metro inquadrati nella Brigata Che Guevara; persino i mafiosi hanno costruito un loro regime basato sul diritto del più forte, mentre un gruppo di stazioni, riunite sotto il nome di Polis, tentano di preservare quel che resta della cultura e degli ideali di democrazia, spingendosi in superficie per ritrovare, all’interno della Biblioteca Lenin, testi di cultura e un testo mitico, profetico, che si dice sia nascosto nell’antico tempio di sapienza.

Si perché, tra l’umanità spaesata che sopravvive nel sottosuolo si diffondono rapidamente leggende ed emergono organizzazioni che offrono risposte alle ansie delle persone, attraverso la religione (come i Testimoni di Geova della metro) o attraverso culti e riti bizzarri e spesso disumani, come accade nelle società primitive.

La complessità del mondo creato da Glukhovsky sta proprio qui, nello “studio” di come gli uomini tentano di riorganizzarsi e di dare un senso alla propria vita in un mondo nuovo, selvaggio e pieno di pericoli: in ogni galleria si può celare un attacco di ratti mutati dalle radiazioni, l’infiltrazione delle radiazioni della superficie, mostruosità senza nome che ghermiscono i viaggiatori nel buio assoluto (e questo buio totale, spesso impenetrabile, carico di ansia e di leggende, è uno dei protagonisti ambientali del romanzo), pericoli per l’intelletto di ignota origine in grado di uccidere in pochissimo tempo. Qui sta una delle fortune del nostro protagonista, la sostanziale ed incredibile resistenza a tutto ciò che rassomiglia ad un controllo o ad un’influenza mentale, per la quale diverrà famoso ed incredibilmente utile.

Nel suo viaggio, Artyom incontrerà personaggi bizzarri, corrotti, abbruttiti, ma anche saggi che lo aiuteranno nella comprensione del mondo nuovo, uomini umili ancora in grado di prendersi cura dei meno fortunati, fino al raggiungimento del suo obbiettivo, l’arrivo alla Polis, che altro non è se non una tappa di un nuovo viaggio che ci porterà a conoscere il mondo di superficie, incontrando quello che si è adattato alla devastazione atomica. In quel che resta di una città nuclearizzata, nuove mostruose forme di vita hanno preso il posto degli uomini: predatori, evoluzioni mutate di quello che sul mondo è restato, e persino i terribili Bibliotecari della Biblioteca Lenin, che un tempo erano uomini e che ora presidiano il loro territorio; su tutto, in superficie, domina la struttura, incredibilmente intatta, del Cremlino, sede di un potere sovrumano e terribile, generato dal combinato di armi chimiche e radiazioni, le cui stelle ancora brillano ed attirano gli sventurati che le osservano per troppo tempo.

Nel mistero e nel caos il nostro protagonista, assieme ad un gruppo di stalker, cercherà di trovare la chiave per difendere la metro dalle incursioni dei Tetri, un arma in grado di salvare la sua stazione e tutta l’umanità minacciata.

Il libro di Glukhovsky colpisce per l’ambientazione, tetra e claustrofobica, e avvince con la capacità di un videogioco, riempito di colpi di scena sempre coerenti e mai prevedibili: l’immedesimazione è totale per la maggior parte della narrazione, si riesce, attraverso le descrizioni sia ambientali che dei sogni e dei pensieri di Artyom, a sentirsi realmente dentro la metro, anche se non se ne è mai presa una. Il protagonista, poi, non è affatto un eroe, ma un ragazzo comune, che non cerca l’avventura, ma ci si trova catapultato dentro, spesso senza punti di riferimento, talvolta persino con l’incapacità di comprendere il perché di ciò che accade, sballottato in un mondo complesso e a tratti assurdo, ma sempre reso vividamente pagina dopo pagina. Colpisce, inoltre, la capacità di rendere viva e completa l’organizzazione umana, con le sue molteplici sfaccettature, che si incontra in un mondo parallelo, in cui l’ambientazione post atomica spesso rimane sullo sfondo, nei relitti del tempo che fu, nelle vestigia ancora presenti nelle stazioni, e che è utilizzata alternativamente come sfondo che grava sul racconto o come scenario diretto nel caso della descrizione di quel che resta della superficie.

Insomma, a parte la lunghezza (quasi 800 pagine!), consiglio vivamente a chi ama in particolar modo questo tipo di ambientazione di immergersi nella lettura e di farsi trasportare dentro Metro 2033: una volta usciti, non prenderete più la metropolitana con lo stesso spirito.

Emiliano Ceretti

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