Gli strumenti di raccolta delle banche: i depositi risparmio e le obbligazioni

In questo periodo di tempesta del mercato azionario i meno propensi al rischio sono restii a investire in Borsa. Dall’altra parte però c’è lo spettro dell’inflazione che, specialmente per i meno abbienti, si mangia margini di risparmio. Con questo articolo si vuole fare una panoramica rapida sui prodotti di risparmio, che non avranno il rendimento dell’azionario…ma  quanto meno sono poco rischiosi!

  • Il deposito può essere libero, cioè prelevabile in qualsiasi momento, o vincolato. Nel secondo caso l’importo non può essere utilizzato fino a scadenza se non se ne da  un sufficiente preavviso e non si verificano perdite in conto capitale (viene applicato un fattore di sconto in proporzione al tempo mancante alla scadenza). Il Libretto è un documento che riporta le  annotazioni relative alle operazioni di versamento e prelevamento effettuate. Un eventuale distruzione richiede l’ammortamento. Può essere:
    • Al portatore: è un titolo di credito letterale e autonomo incorporante il credito. La banca non è tenuta a verificare l’identità della persona che può prelevare in tutto o in parte le somme. La nuova normativa antiriciclaggio sancisce l’obbligo della banca di identificare il titolare del conto in ogni operazione superiore a 1000 e l’importo massimo depositato non può essere superiore a questo.
    • Nominativo:è intestato a una o più persone che possono prelevare congiuntamente o disgiuntamente.
    • I certificati di deposito e buoni fruttiferi sono titoli di credito emessi dalle banche con durata che varia tra 3 e 5 anni. Devono indicare denominazione, oggetto e sede della banca, capitale sociale all’emissione, valore nominale, rendimento, modalità  di rimborso e garanzie. Possono essere:
      • Tasso fisso
      • Tasso variabile
      • Zero coupon
      • In valuta: il rendimento non si lega all’andamento del mercato finanziario italiano, bensì a quello della valuta di riferimento. Dipenderà quindi dal tasso nominale al netto delle ritenute e dalle variazioni del tasso di cambio

L’assenza  di un mercato secondario non ne garantisce la facile liquidabilità; la  banca emittente può riacquistarlo ma deve rimetterlo in circolazione nel brevissimo periodo. La  ritenuta sulle plusvalenze è del 20% (fino ad agosto 2011 al 27%, ma fino agli anni ’90 la ritenuta era del 12.5% per durata superiore ai 18 mesi; questo permetteva una larga  diffusione con conseguente stabilizzazione del passivo).

  • I pronti contro terminesono la più innovativa forma di raccolta, si compone di due contratti:
    • Nella prima operazione la banca vende titoli al cliente contro moneta ad un prezzo stabilito.
    • Nella seconda operazione a termine la banca riacquista a un prezzo superiore i titoli

Il guadagno del cliente è dunque nel margine di prezzo e la durata dell’operazione è in genere di 1 o 2 mesi. Non è prevista l’estinzione anticipata e l’importo minimo varia da banca a banca.

  • Le obbligazioni bancarie possono essere emesse da qualunque istituto, possono essere a tasso fisso, variabile, zero coupon e indicizzate.
Emissioni Taglio minimo
-Emissioni di importo ≥ 150mln euro-Emissioni da banche in possesso dei seguenti requisiti:

  1. Patrimonio di vigilanza ≥ 25mln euro
  2. Ultimi tre esercizi in utile
  3. Ultimo bilancio certificato
1000 euro
Altre emissioni 10000 euro

La funzione economica delle obbligazioni è sia quella di stabilizzazione del passivo a medio termine che quella di rafforzamento patrimoniale qualora si eserciti il diritto di conversione o il warrant. La ritenuta sulle plusvalenze era al 12.5% fino ad agosto 2011 ma attualmente al 20% (salvo eccezioni). I tipi di obbligazione più diffusi sono:

  • Ordinarie, alla scadenza diritto al rimborso con cedola
  • Convertibili, alla scadenza facoltà di incassare o di convertire in azione (a titolo di credito a partecipazione)
    • Diretta se dell’impresa emittente
    • Indiretta se di un’altra impresa
    • Cum warrant, possibilità di esercitare un diritto di acquisto o prelazione su azioni e rimborso comunque garantito. Il diritto può essere anche negoziato.
    • Bancarie strutturate, hanno un rendimento, quindi un rischio, più alto e sono indicate per chi ha una media propensione al rischio. Di solito garantiscono un capitale minimo con possibilità di rendimento più elevato e liquidabilità minore. Vengono costruiti con strumenti derivati acquistati sul mercato interbancario (all’ingrosso) che vengono rivenduti al retail (arbitraggio), dunque si possono intendere come attività di provvista in senso largo. Solitamente sono:
      • Equity Linked, strutturate sull’andamento di un mercato azionario. È un’ obbligazione ordinaria che garantisce il rimborso a scadenza e un call su un azione che da l’eventuale rendimento. Si distinguono in:
        • Plain vanilla: il premio dipende dallo spread tra prezzo finale e iniziale e valore del titolo sottostante
        • Avarage: il premio dipende dallo spread tra prezzo medio e valore iniziale
        • Reverse  Floater: strutturata sui tassi di interesse, a medio lungo termine (10-30 anni), a tasso variabile. Il rendimento è inversamente correlato con l’andamento dei tassi di interesse. È  un obbligazione ordinaria con uno swap  che determina le  variazioni periodiche.
        • Reverse Convertible: a capitale non garantito con rendimento e rischio più elevato, in cambio di un’ opzione su azioni con valore inferiore a quello investito. L’emittente quindi riconosce all’investitore un rimborso alla pari solo se il prezzo delle azioni è superiore allo strike price; in caso contrario perdita in conto capitale.
    • Bancarie garantite, sono titoli a basso profilo di rischio in virtù delle garanzie che li accompagnano. La banca emittente cede attivi di elevata qualità creditizia da destinare al soddisfacimento dei sottoscrittori in caso di default. Le banche emittenti devono avere un patrimonio di vigilanza di 500mln di euro e un coefficiente patrimoniale non inferiore al 9%

Alessandro Bacci

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