Stampanti 3D, the world is mine!

Nel 2012 sicuramente avrete sentito decine di volte la parola anglosassone “open source” in merito a qualche software sviluppato per il vostro computer, il vostro tablet o cellulare.
Non c’è da stupirsi se anche i leader del mercato informatico digitale si siano aperti tout court al pubblico, stimolandolo ad essere un compratore-sviluppatore del prodotto.

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Lo spostamento dal “made-for-me” al “made-with-me” è uno dei grandi cambiamenti in corso nel 21 secolo e sempre più aziende stanno cercando di sfruttare l’enorme quantità e qualità di dati che può essere inviata dal consumatore real-time, facendo diventare il feedback di estrema importanza.

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Dalla valutazione delle applicazioni in un app-store al feedback dato su un oggetto comprato, dalla condivisione di un difetto in un oggetto fisico alla proposta di un miglioramento fatta direttamente al costruttore, tramite mail, con un disegno CAD.
La parola “customer” (cliente) diventa subito “customized” (personalizzato).

E se si opponessero a questa “moda” i produttori di beni di consumi ?

Oh, beh, questo sarebbe l’ aspetto più interessante.
Un designer, un ingegnere, un architetto, un hobbysta, un ragazzo qualsiasi avrebbe bisogno di PC, Internet, un programma CAD (Computer Aided Design) per progettare un qualsiasi oggetto da far creare alla propria stampante 3D guidata da un software CAM (Computer Aided Machinery).
Il costo della stampante ormai è sotto il migliaio di euro, la qualità della finitura superficiale è molto interessante, il materiale (ABS) economico e reperibile.
Se si vogliono trovare dei limiti sicuramente si può guardare con occhio critico alle dimensioni degli oggetti realizzabili ed al materiale con cui verrebbero realizzati, ma non dimentichiamo che siamo solo agli inizi e che le prospettive future sono sicuramente promettenti.
La NASA, ma anche altre case aereospaziali hanno brevettato stampanti in grado di depositare strati su strati di tecnopolimeri e leghe di metalli polverizzati altamente resistenti a calore e sforzi, riuscendo a “stampare” complicati raccordi di condotti e addirittura intere ali.

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Ma la vera rivoluzione rimarrebbe la dimensione Open Source di questo fantastico progetto.
Se navigate sul web vedrete stampanti realizzate da curiosi, studenti, piccoli artigiani moderni che condividono in tutto il mondo i propri modelli costruttivi, discutono continuamente con chiunque proponga critiche o miglioramenti e ringraziano tutti, sempre.

Da qui si capisce come siano nati facilmente siti in cui si condividono i progetti di tutti gli inventori e quanto possa diventare potente una combinazione fra mondo digitale e mondo fisico.
Un’ enorme mercato delle idee e dei progetti, da una lampada di un designer sudcoreano ad un prototipo di pala eolica brasiliana, dal progetto di una casa a quello di una maniglia, realizzabile ovunque ci sia una stampante nel mondo, senza altri costi se non quello del materiale.

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Non posso nemmeno immaginare cosa potrebbe cambiare nei prossimi 20 anni se questo sistema diventasse virale, di sicuro bisogna riconoscere che oggi abbiamo i mezzi per una rivoluzione del mondo del consumatore senza eguali e potrei anche aver torto, data la pigrizia umana, ma decisamente avremmo avuto una grande opportunità.

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Leonardo Bordoni

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