30 gennaio 1972: Bloody Sunday

Quarant’anni fa le truppe del I battaglione paracadutisti dell’esercito britannico non seppe resistere psicologicamente al tradizionale lancio di sassi che i cattolici fecero al loro indirizzo. Durante una manifestazione nella città di Derry (o Londonderry come la ribattezzarono gli inglesi a scherno) i soldati  ricevettero l’ordine di aprire, disordinatamente, il fuoco sulla popolazione inerme.

Quella domenica il movimento della NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association), organizzò una marcia di protesta contro il continuo internamento  dei cattolici. Durante l’intervento dell’associazione per affermare i propri diritti, l’esercito inglese, lì per garantire l’ordine pubblico, aveva la sicurezza che quel giorno sarebbe riuscito a colpire definitivamente i repubblicani e dare il via alle trattative per la cessazione degli scontri tra le due fazioni. La tattica dei generali era di scatenare le tensioni tra esercito e popolazione portando allo scoperto la sezione locale dell’IRA, uno dei battaglioni più numerosi nell’Ulster, e colpirla duramente per obbligarla alla resa.

Scontri a Belfast 1969

Nel frattempo il movimento di liberazione irlandese aveva subito delle trasformazioni al suo interno, con la scissione che portò alla nascita della Provvisional IRA (mentre l’altro gruppo assunse la denominazione di Official IRA), che accusava i loro, ormai, ex compagni di avere tendenze troppo socialiste. Tuttavia l’imputazione principale fu di non aver saputo difendere al meglio i quartieri cattolici di Belfast dopo gli scontri nella battaglia di Bogside, tra il 12 e il 14 agosto del 1969. Al termine degli scontri furono contati 8 morti (due protestanti e sei cattolici, tra cui un bambino di 9 anni) e 600 feriti con i lealisti supportati nelle loro scorribande da membri della RUC (Royal Ulster Constabulary), la polizia dell’Irlanda del Nord.

La violenza protestante fu contestata duramente dall’opinione pubblica irlandese con 20.000 persone davanti l’ambasciata britannica e lo stesso capo del governo, Jack Lynch, affermò che non sarebbe stato immobile mentre centinaia di persone venivano ferite ponendo unità mediche sul confine, ma facendo presagire presto l’apparizione di unità militari al confine, cosa che non accadeva dal 1690.

Questi eventi portarono a far emergere colui che è considerato il pacificatore dell’Ulster, Gerry Adams, il quale prese il comando del secondo battaglione di quello, considerato il gruppo meglio addestrato tra tutte le cellule militari irlandesi, dando la sensazione che la Provvisional fosse ormai la vera protettrice della popolazione cattolica. La sua abilità era nel sapere come comportarsi per ottenere il consenso della popolazione, necessario per le azioni successive e così avvenne anche nel Bloody Sunday.

Durante la protesta e alle prime notizie di sparo sulla popolazione, Gerry Adams, con gli altri “colonnelli”, decisero per il non intervento, con la morte di quattordici persone, di cui nessuno appartenente all’IRA e alcuni freddate con un colpo ravvicinato. Quella che potrebbe sembrare vigliaccheria servì invece a giocare a loro favore. Il movimento nazionalista, fino a quel momento diviso tra il Fianna Fail e Sinn Fein (quest’ultimo il braccio politico dell’IRA),  ritrovò coesione, con i primi che presero posizioni nettamente nazionaliste e facendo affermare al ministro degli esteri irlandese, Patrick Hillery, all’ONU: “Da adesso il mio obiettivo è quello di scacciare gli inglesi dall’Irlanda”. Ma il contrattacco irlandese, nei giorni successivi, andò male con diversi morti civili per errori di posizionamento bombe (con la strage di Belfast definita Bloody Friday).

Le tensioni interne portarono alla caduta del governo unionista e la sospensione per un anno delle funzioni amministrative nel parlamento nord irlandese, mentre un ministro di Londra avrebbe gestito direttamente le necessità del paese. Negli anni successivi ci furono ancora spargimenti di sangue, ma si affermò sempre più, in sostituzione alla questione dell’indipendenza e dell’unificazione con la Repubblica Irlandese, la questione dei diritti civili dei cattolici e la parità con i protestanti. Allo stesso tempo nell’IRA cominciò, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, un calo del sostegno popolare perché la gente era sempre più esausta e desiderava solo il cessate il fuoco.

Gerry Adams capì le nuove esigenze e seppe fare di necessità virtù assumendo prima l’incarico di segretario del Sinn Fein, per cui fu eletto a Westminister (senza mai presentarsi come tradizione nazionalista), iniziò a trattare con gli Unionisti  con la firma del cessate il fuoco, avvenuto nel 1994 (anche se un gruppo isolato fece un attentato a Manchester durante gli europei del 1996, ma lì si fermarono per paura di ritorsioni da parte dei Provisional), e con la stipula della pace qualche anno dopo grazie alla collaborazione degli USA e della Repubblica d’Irlanda.

Simone Colasanti

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. The Luck of the Irish ha detto:

    Erin Go Bragh!!!!!!!!!!

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