Le radici del nuovo terrore

Meno di una settimana fa la città del Tea Party si è fregiata del triste titolo di “città sotto attacco” da parte dell’integralismo islamico. Durante la maratona di Boston, nel Patriots day, due bombe sono esplose uccidendo tre persone e ferendone 140, ma il bilancio sarebbe stato ancora più grave se altri due ordigni non si fossero inceppati.

Tsarnaev brothersNei giorni successivi le indagini hanno fatto emergere qualcosa di inquietante. I due attentatori, Dzhokhar Tsarnaev, catturato dopo aver fatto porre sotto assedio da polizia ed esercito la piccola città di Watertown, e il fratello Tamerlan,ucciso in uno scontro a fuoco, erano cittadini statunitensi che da tempo si erano convertiti all’Islam integralista. La scoperta ha sconvolto gli USA perché non si sarebbero mai immaginati che il pericolo sarebbe potuto venire da dentro. I due fratelli sono legati alla migrazione che alla fine del XX secolo ha visto un massiccio ingresso nel paese di soggetti provenienti dall’area caucasica per la guerra tra la Cecenia, regione originaria della famiglia, e la Russia di Eltsin prima e Putin poi.

Territorio a maggioranza musulmana, è stato un problema sin dall’annessione all’Impero russo nel 1864. Il periodo di Stalin fu il peggiore per Grozny e dintorni. Durante la Seconda Guerra mondiale l’area fu occupata dalle truppe tedesche, benché 40.000 ceceni combattessero nell’Armata Rossa. Alla fine del conflitto il dittatore li ritenne traditori e decise per la deportazione in massa mentre la repubblica fu spartita tra i territori vicini. Caduta l’URSS, anche la Cecenia dichiarò l’indipendenza, nel novembre del 1990, e nel maggio del 1991 formò il suo primo parlamento. L’anno dopo Eltsin provò a riallacciare lo strappo con gli accordi in cui erano concessi diritti alle etnie e maggiori autonomie, ma delle 88 repubbliche che formarono la nuova Russia solo Cecenia e Tatarstan rifiutarono, benché quest’ultima accettò nel 1994.

grozny (1)Nel frattempo all’interno della repubblica islamica esplose una guerra civile non dichiarata tra ceceni e russi emigrati in passato come manodopera specializzata nelle industrie dell’area. Mentre il comandante dei ribelli, e presidente provvisorio Dudayev, ordinava attacchi contro i cittadini di Mosca, quest’ultima invece d’intavolare rapporti bilaterali mandò di nascosto mercenari a sostegno dell’opposizione. Con i mesi si aggiunsero ai contractors anche i soldati. L’apice fu raggiunto nel novembre del 1994 quando i ceceni riuscirono a catturare 20 soldati e 50 mercenari russi. Eltsin inviò subito un ultimatum per arrendersi, ma all’ovvio rifiuto ordinò di “restaurare l’ordine costituzionale”. I russi avanzarono fino a circondare Grozny, definita dall’ONU la “nuova Dresda” per il bombardamento a tappeto che distrusse il 93% della città. Le perdite civili furono stimate sulle 50.000 unità (benché il ministro degli interni Kulikov affermò fossero 20.000).

Il conflitto terminò  con il cessate il fuoco dell’agosto 1996, grazie agli accordi tra il vicepresidente Lebed e Maschadov. Comandante delle milizie cecene durante l’assedio, diventò primo ministro della Cecenia in ottobre e poi presidente dello stesso in dicembre. Come alleato di Mosca iniziarono i problemi interni per la crescita tra la popolazione del sostegno della scuola teologica conservatrice Wahabita , rafforzando il signore della guerra Basaev, sostenuto economicamente dal saudita Ibn Al – Khattab. Il leader islamico espanse il conflitto nel vicino Daghestan e fece una serie di attentati contro il premier ceceno e i parenti dei soldati russi presenti sul territorio. Tutto ciò creò la giustificazione a Putin per poter invadere nuovamente il paese, dopo un nuovo bombardamento che causò 100.000 profughi. Tuttavia il conflitto si era trasformato perché da semplice guerra tra etnie diventò una guerra santa.

Second Chechnyan WarMashkadov e il parlamento furono dichiarati decaduti e fu inviato l’esercito a difesa del “cordone sanitario” e dei rifugiati dagli attacchi dei mujhaedin. L’ex presidente ceceno passò dalla parte degli insorti benché i contrasti tra le diverse fazioni videro alcune di queste appoggiare i governativi e nel dicembre del 1999 Grozny tornò nuovamente sotto assedio. Il recupero territoriale non fu facile perché le unità di Putin subirono diverse perdite nelle imboscate tra le vallate di questa regione dividendo la missione in due guerre distinte: quella per la capitale e la più difficile  “battaglia delle montagne” terminata con un elevato numero di perdite tra uomini e mezzi nelle fila russe.

La nuova Grozny

La nuova vittoria portò alla salita della famiglia che tuttora detiene il potere: I Kadyrov. Grazie ai finanziamenti da Mosca hanno ricostruito la città e svolgono un lavoro di propaganda a favore di Putin. In questi tredici anni sono stati denunciati per diversi crimini contro i ribelli e la popolazione, ma la lotta al terrorismo ha portato gli Stati Uniti spesso a chiudere un occhio.

Questa tolleranza, e la spiccata sensibilità dei giovani verso le tendenze integraliste, ha portato molti figli d’immigrati ad odiare il paese stesso che li ha cresciuti, aumentando sempre più il rischio a eventi come quelli di Boston. Gli stessi gruppi fondamentalisti da tempo hanno cambiato atteggiamento, cercando di inserirsi in paesi europei a maggioranza musulmana come la Bosnia per sfruttare la facilità con cui i loro cittadini si possono mescolare perfettamente con gli occidentali. Ora è quasi certo che il gesto dei due fratelli Tsarnaev sia indipendente, benché si ipotizza ci possano essere complici, ma sembrano dare il via a un nuovo livello alla guerra al terrore che sembrava ormai isolata nell’area tra l’Africa sub sahariana e l’Asia centrale e che trova le sue radici in un piccolo territorio montuoso della Russia meridionale.

Simone Colasanti

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