La crisi in Portogallo: AGGIORNAMENTO

Come avevamo già annunciato in ottobre in un nostro articolo, nonostante le misure di austerity e i grossi sacrifici imposti ai cittadini, la situazione in cui versa il Portogallo è ancora critica. Anzi, forse è addirittura peggiorata.

Se infatti finora era parso che le difficoltà da affrontare fossero solo di natura economica, nelle ultime due settimane anche la situazione politica è precipitata. Tutto ciò è iniziato il 1 luglio, quando Vitor Gaspar, ministro delle finanze, travolto da un enorme malcontento popolare, è stato costretto a dimettersi dall’incarico. Gaspar era visto come “l’uomo forte” del governo guidato dal premier Passos Coelho (centro-destra), era lui che andava a Bruxelles a trattare gli aiuti con l’Unione Europea, era lui il responsabile delle ultime, austere, leggi di stabilità. Ricopriva quindi una posizione molto importante, e doveva essere rimpiazzato, almeno agli occhi del Partito Popolare (secondo partito della coalizione di governo), da una personalità all’altezza. Così a quanto pare non è stato: il dicastero delle finanze pubbliche è stato infatti affidato a Maria Luis Albuquerque, la vice di Gaspar, un personaggio privo di credibilità all’estero e troppo legata alle politiche di austeridade del precedente ministro. L’inizio della fine.

Insoddisfatto dalla nomina, Paulo Portas, leader del succitato PP, e ministro degli Affari Esteri, decide di dimettersi, cercando di dare un segnale forte al governo. Con lui, i giorni seguenti  (quindi nella passata settimana) comunicheranno le dimissioni anche gli altri ministri del PP appartenenti all’esecutivo. Il caos, quindi. Portas è ritenuto attualmente da molti osservatori il più abile oratore politico lusitano, un uomo con grande popolarità tra la gente: la sua decisione ha quindi avuto un grosso impatto sulle menti dei cittadini. Se poi aggiungiamo il fatto che sia lui sia Gaspar ricoprivano, unici due ministri, anche la carica di vice-premier, si può intuire la portata dello strappo in seno al governo.

Chiaramente, tutto questa confusione non è benvista dai portoghesi, e in molti circoli viene più vista come una guerra di potere tra i partiti al governo, più che come uno sforzo responsabile per la salvezza della nazione.

Come spesso accade in queste circostanze, l’anziano Presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, ha avuto lunghi giorni di discussioni con le parti sociali e con i partiti all’opposizione. Proprio ieri, è giunto alla conclusione tanto attesa, se non da tutti, almeno da una buona parte degli interessati: sono state fissate nuove elezioni, anticipate, per giugno 2014, un anno prima della naturale scadenza del mandato di Passos Coelho.

È difficile prevedere quali scenari si apriranno nelle prossime settimane, data la convulsa situazione interna del Paese. Quel che è certo è che dispiace vedere una nazione dalla grande storia, erede del più longevo impero coloniale della storia, messa in ginocchio da quelli che sembrano semplicemente infantili lotte per il potere. Chissà cosa penserà della politica dei suoi eredi il grande Marchese di Pombal, il più grande e apprezzato politico della storia lusitana, che resse il Paese per più di vent’anni, nel lontano Settecento.

Dario Belluomini

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