Parigi-Tibuctù-Dakar

Libia, capitolo II.
Per chi avesse seguito attentamente le vicende delle coste mediterranee dell’ ultimo anno ed avesse compreso quanto poco fosse collegata l’ eliminazione di un vecchio dittatore con troppi conti in sospeso con tutta la primavera araba mi accingo ora a raccontare, ringraziando il governo francese, la conclusione di un’ estate caldissima.

Dopo l’ operazione Odyssey Dawn e l’ eliminazione della stragrande maggioranza della forza militare di Ghedaffi per merito di una coalizione di volenterosi capeggiata da una Francia decisamente “frizzante” in politica estera, le tribù tuareg più fedeli al vecchio tiranno, ben armate ed arricchite dalla presenza di esperti consiglieri, fedelissimi del rais, sono rinate qualche centinaia di chilometri più a sud della zona “caldissima”.
Era prevedibile, ma certamente dopo mesi di sacrifici economici e politici per sostenere i raid aerei in Libia nessun governante dell’ Eurozona, assediato da problemi finanziari nonchè elettorali, avrebbe mai cercato di raggiungere lo stato dell’ arte in un territorio come quello sahariano.

Il colpo di scena si basa su questa comprensibile sottovalutazione.
In poco tempo i Tuareg arrivano a controllare metà del Mali, occupando città, aeroporti e vie di comunicazione, auto dichiarando indipendente l’ Azawad, successivamente gli alleati jihadisti vicini ad al Qaida ne hanno preso il controllo e applicando la Shariaa quale unica legge universale da rispettare.

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Incominciano a sentirsi le prime reazioni internazionali solamente quando si apprende la notizia da missioni umanitarie locali che i manoscritti ed le moschee di fango sono state prese di mira dagli integralisti.

Iniziano anche ad aumentare le truppe e i mezzi messi in campo da Parigi, in un’ iniziale mancanza di informazione dell’ opinione pubblica, dovuta al vasto scenario elle operazioni ed alla velocità delle medesime.
La Francia viene aiutata a completare il trasporto logistico da alleati abbastanza timidi, ma sicuramente indispensabili, visti i ritardi nelle consegne degli A-400 M.

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Intanto Konna, una cittadina a sud ovest dell’ ipotetico confine nord-sud (vedi foto) viene attaccata il 9 Gennaio dai jihadisti di Ansar Dine e le operazioni intorno all’area diventano sempre più rischiose, tanto che il tenente Damien Boiteaux del IV Régiment d’ Hélicopteres des Forces Spéciales, viene ucciso colpito da armi automatiche in volo con un elicottero GAZZELLE nei pressi di Mopti.

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Le operazioni aeree iniziano da subito a battere i gruppi più compatti del nord.
Decollati dalla base di Saint-Diziner, autorizzati al sorvolo di Spagna, Marocco e Mauritania (prima che l’ Algeria decidesse in favore) i Rafale francesi hanno colpito campi di addestramento, depositi ed infrastrutture dei gruppi terroristici, prima di raggiungere l’ areoporto di N’Djamena.

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In aggiunta, Mirage 2000, 2 droni HARFANG (Reconaissance, Intelligence, Sourveillance, Target Aquisition) basati in Niger a Niamey e un SENTINEL R1 della Royal Air Force hanno contribuito a mantenere una pressione costante nei confronti delle milizie nel nord del paese.
Sembra proprio essere stato l’ utilizzo di UAV in uno scenario così vasto a dare la spinta per una richiesta di vendita alla General Atomics, ovviamente tramite Foreign Military Sale, di ben 16 REAPER al salone di Le Bourget.

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Una notevole rappresaglia a tale dispiegamento di forze e soprattutto alla concessione dello spazio aereo da parte dell’Algeria, è stata l’attacco e il sequestro del impianto energetico di In Amenas, rivendicato dal leader islamista algerino Mokhtar Belmokhtar, poi risolto con un blitz algerino.

Oggi i combattimenti nella zona settentrionale si sono calmati e tuareg hanno firmato un cessate il fuoco per permettere le elezioni che hanno portato Ibrahim Boubacar Keita alla presidenza.

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Rimangono 3.200 soldati francesi, che passeranno gradualmente a 1.000 entro la fine dell’anno e presto arrivà un aiuto di più di tre miliardi di euro (pari ad un quarto dell’intero PIL del paese) da parte degli Amici del Mali, di cui fa parte anche l’UE.

Leonardo Bordoni

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