Il sogno-merce di Andy

andy-warhol

La mostra che sarà presente presso la Fondazione Palazzo Blu di Pisa, dal 12 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014, è dedicata a una delle figure artistiche del secondo Novecento che maggiormente sfugge a ogni tentativo di definizione circoscritta: Andrew Warhola, in arte Andy Warhol.

Nonostante la pop art si presenti come un movimento acefalo e privo di una reale codifica estetica, Warhol è certamente paradigmatico per comprendere la portata e le tante implicazioni sociali del fenomeno. Incline all’arte commerciale sin dai suoi esordi di grafico per le riviste di moda e i fashion stores newyorkesi, diviene presto il prototipo dell’artista-manager, per nulla imbarazzato dall’ambivalenza fra dimensione creativa e le svariate attività della sua Factory.

Semplicità grafica, serialità delle immagini e un’iconografia ripresa dalle immagini più stereotipate della cultura massificata, diventano presto gli elementi costitutivi di un lessico internazionale declinato di volta in volta con varietà di esiti.

Spregiudicato, libero e rinnovatore, la sua arte è sempre stata quella dell’America, di un paese cioè enormemente ricco di innovazioni e scoperte, ma con immensa forza polemica che non si è mai vergognata di spostare il tiro sulla riproducibilità meccanica.

Naturalmente l’opera di Warhol colpisce un aspetto ancora più particolare della vicenda americana (e mondiale): tutti fanno la stessa cosa, osservano gli stessi spettacoli, accettano la stessa morale, indossano gli stessi abiti, hanno identiche idee. È una società di diseguali in un mondo sempre più uguale a se stesso. La produzione di merci apre la sua caccia sadica sull’individuo ormai ridotto a mezzo, all’interno di una società diventata semplice luogo di celebrazione dello scambio.

Nei suoi quadri non vi è quindi solo l’immagine, ma la ripetizione di questa immagine, non vi è solo la creazione di un fatto artistico, ma la risonanza di una folla che moltiplica i significati e anche le angosce. In questo mondo più nulla è nascosto, ma tutto diventa pubblico e collettivo.

L’arte di Andy è quindi anche l’arte della risonanza, dell’eco, della ripercussione.

È l’arte di un mondo che è capace di freddezza anche nei suoi episodi più violenti.

È un’arte documento, cronaca, testimonianza.

Il suo impatto sulle nostre esistenze, resta esplosivo.

Alessia Bicocchi

Annunci

Lascia un commento!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...