Auto da sé, ecco servita l’unica rivoluzione

pin up 222È sicura e innegabile malattia dell’adolescente sentirsi al centro di incredibili rivoluzioni. Smottamenti sociali, politici, culturali destinati a scavare un solco tra quello che è stato e quello che sarà. Ma è, appunto, una malattia, un’illusione. La proiezione all’esterno della tipica galoppata psicofisica del fanciullo tra scuola media ed eventuale alba universitaria. Eppure, per chi è nato negli anni ’80 nel mondo grasso, la giovinezza ha coinciso – eccezione che conferma la regola – con una vera rivoluzione. Peccato che non c’entrino argomenti particolarmente alti. Al contrario, si parla di masturbazione. Di un cambiamento radicale in cui fantasia, memoria e capacità immaginativa sono inversamente proporzionali all’avanzamento tecnologico; in particolare, alla penetrazione di internet, e ai progressi dello stesso, tra le pareti domestiche. C’è chi, per questioni anagrafiche, è riuscito ad avere una parabola esaustiva. Cominciare a esercitare, se non come gli antichi e i teenagers del Rinascimento, almeno come la generazione dei giornaletti, dei film erotici e dell’hard, – tutte fonti di giovamento avventurose, rischiose, estranee, da nascondere e a volte eliminare come dossier di fuoco – fondata saldamente sull’immaginazione, senza per forza uno schermo o una rivista nei paraggi. Poi, continuare nell’assolo con la tentazione internet, anche in quelle sue mostruose forme anni ’90, rumoristiche, attaccate al televisore: niente video, soltanto foto, a volte vigliaccamente incapaci di schiudersi se non dopo minuti e minuti di attesa. Ulteriore fase, l’internet veloce, e l’immaginazione erotica che intravede la pensione: foto facili, qualche video, magari grappoli di sample, per mosaici soddisfacenti e sporchi. Infine, l’internet velocissimo, l’omnidownload e soprattutto gli Youtube del sesso. C’è tutto, e c’è così tanto che, cercando bene, ci si illude che negli infiniti archivi possano essere in qualche modo custodite quelle magie che rendono alcune auto esibizioni indimenticabili, romantiche, uniche. E magari è così, o almeno l’approssimazione è pienamente concessa. Ma la sensazione è che, nell’era dell’internet supersessuale che ha ucciso la sega di fantasia – questa, in sostanza, la rivoluzione di cui sopra – si possa lavorare per una sintesi virtuosa. Regge il paragone religioso. C’è chi dice: “Una volta, quando non c’era niente, nell’umiltà, nella povertà, si credeva davvero”; altri notano: “Quella non era Fede, era quel che c’era aspettando di morire di stenti. Si crede davvero soltanto adesso, nel mondo fradicio di tentazioni e bellezze. Adesso, che non conviene”. Che l’auto da sé definitivo, soddisfacente, possa arrivare soltanto ora, affogando nella cornucopia, rispolverando il cervello, senza rinnegare il contributo della rete?

Niccolò Re

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