Le tre leggi dell’Homotica

HOMOTICA

Con questo termine voglio indicare una qualità socio-psicologica, un’attitudine, un modo di relazionarsi degli esseri umani in un contesto ipertrofico come la società contemporanea. Il termine rinvia chiaramente al termine Robotica, e rappresenta l’omologazione dell’umano ad un codice di condotta paragonabile a quello dei robot, sebbene con finalità e problemi differenti. L’Homotica è, dunque, l’habitus che l’essere umano assume e incorpora, e che lo fa assomigliare sempre più ad una macchina, in grado di effettuare calcoli complessi ma, soprattutto, sempre meno capace di auto-osservarsi con spirito critico.

Le tre leggi (sulla falsa riga di quelle della Robotica già espresse da Asimov) sono un primo tentativo di esplorazione dell’universo normativo dell’umano-macchina. In poche parole, questo è il campo d’indagine: l’umano che daprotesi della macchina produttiva (Marx) diviene egli stesso macchina improduttiva (Baudrillard).

LE TRE LEGGI DELL’HOMOTICA

  • Prima legge di libertàtutti sono liberi di pensare e fare quello che vogliono.
  • Seconda legge della giustizia: nessuno ha il diritto di giudicare il pensiero o la condotta altrui.
  • Terza legge della paceper vivere in pace con gli altri bisogna accettare dei compromessi, come seguire le norme della buona educazione e le leggi dello stato.
Questi sono gli assunti, il dato per scontato, che governano le condotte e le conversazioni della vita quotidiana. Sono “leggi” perché hanno valenza normativa, trasgredirle comporta dei rischi, come essere etichettati pazzicattivimalati, e così via.

Prima legge. La libertà è il presupposto, la base, il punto di partenza e la giustificazione ultima della condotta. Si tratta di “libertà negativa“, ovvero assenza di vincoli e costrizioni. Porre in discussione tale principio fa ottenere come risposta una narrazione storica: “a differenza dei nostri progenitori, oggi per fortuna viviamo in un contesto di libertà“. Il giudizio morale sulla libertà è così forte che non viene nemmeno tematizzato (né tanto meno storicizzato). Da tutto questo deriva che “è ovvio che” oggi si sta meglio del passato, che benessere e libertà sono la stessa cosa, che il passato non esiste più e che la libertà ottenuta è talmente stabile che sarebbe assurdo e meschino metterla in discussione. Conclusione: ora che siamo liberi lo saremo (per) sempre.

Teniamo a mente un dettaglio: la libertà di chi? Di ogni singolo individuo.
 

Seconda legge. Sanciti il diritto assoluto della libertà negativa si pone in realtà un primo vincolo: è vietato venire giudicati e criticati dagli altri. Solo l’auto-critica è considerato doverosa, ma solo in caso di conflitto o di errore (cioè in violazione della Terza legge). Ne consegue una situazione di assenza generalizzata di critiche reciproche, in cui ciascuno si trattiene dall’esprimere giudici direttamente alla persona interessata. Tuttavia sono frequenti alcune eccezioni.

La prima eccezione è la relazione tra genitori e figli: il giudizio è sanzione che serve alla costituzione del carattere. La seconda compare all’interno della cornice dell’amicizia, con la sollecitazione di consigli e pareri, cioè di punti di vista esterni sulla propria condizione. “Come mi sta questo vestito?” ma anche “Ho fatto bene a prendere questa decisione?”. L’amicizia, in virtù del suo carattereorizzontale, rappresenta un terreno tollerabile di giudizi e critiche. La Prima legge ha (idealmente) rovesciato la gerarchia del prestigio e del rispetto morale su un piano di pari dignità/opportunità; l’effetto è una relativa instabilità di ogni rapporto d’amicizia vincolato dal precetto: “accetto il tuo giudizio nella misura in cui non limita la mia ‘naturale’ libertà individuale“. Ma quando il giudizio assume l’aspetto di una critica ontologica, al potenziale umano, del tipo “ti conoscono e so bene che non realizzerai mai quello che ti riprometti di fare“, il legame d’amicizia rischia di spezzarsi o di allentarsi. (Da qui la retorica del “fare un passo indietro” nei legami di fiducia, che vuol dire tornare a scambiarsi giudizi di superficie che non tocchino la sede dell’orgoglio).

Tutto questo si traduce in una oscillazione tra auto- ed etero-direzione. In condizioni di equilibrio, la prima è il presupposto della seconda: solo se si possiede una volontà relativamente stabile e indipendente allora sarà possibile ascoltare e accogliere positivamente i consigli e i giudizi degli altri. Tuttavia, nel contesto contemporaneo è facile osservare una marcata instabilità psicologica tra dichiarazioni di indipendenza e una dipendenza di fatto dagli altri, sia come ascoltatori passivi sia come partner nel commercio sociale di autostima.

Il punto importante non è la perdita di autonomia nel passaggio dall’auto-direzione all’etero-direzione, ma l’oscillazione tra queste due modalità di organizzazione dei rapporti sociali, che è sorretta dalla Prima legge: “sono libero di seguire il mio pensiero e, se voglio, di seguire il pensiero degli altri“.

Naturalmente un tale contesto di rapporti di fiducia condizionata, minati dal sospetto latente di venire giudicati, ostacola sia la solidità sia la sincerità. “Puoi giudicarmi ma non puoi invadere la mia sfera di libertà, altrimenti mi permetterò di giudicarti senza che tu me lo chieda“. Ecco i sintomi del disagio: minaccia dell’invasione, frammentazione della volontà e, soprattutto, paura della riflessione e di rendersi conto della propria incontrollabile oscillazione.

 
Terza legge, un barlume di equilibrio. La fattispecie comune di questa legge è la socievolezza (Simmel), la conversazione improvvisata con un estraneo, la confessione a cuore aperto con chi non mi conosce e che, quindi, può giudicarmi solo a partire da una presunta e condivisa buona educazione. La socievolezza si basa su un principio fondamentale: “mai mettere in imbarazzo l’altra persona che non si conosce, a meno che costui non ci abbia offeso“. L’estraneo può diventare una minaccia per la mia ‘naturale’ libertà personale nella misura in cui con fatti o parole mette in discussione la ‘naturalezza’ del mio vivere, facendomi presente che la mia azione ‘innocente’ offende la sua libertà. (Per es. un individuo che si mette a cantare una canzone in una sala d’attesa silenziosa lede la mia libertà di leggere in pace un libro). Una volta innescato questo meccanismo di rimandi di accuse, esso agisce come un circolo vizioso.
L’educazione condivisa della Terza legge porterebbe così a evitare di esprimere posizioni che violino le prime due leggi, e costituisce il fondamento della pace sociale. Si dice infatti, “se tutti rispettassero le regole… chi non vuole adattarsi che se ne torni a casa sua!“. Se tutti sono liberi e nessuno può essere criticato (ad eccezione della deroga temporanea e personalizzata, “che cosa mi consiglia di fare?“) allora tanto vale astenersi dalle relazioni e mantenere un livello minimo di cordialità, spacciata per buona educazione o civiltà.

Qui si può notare un piccolo paradosso. Spesso si è più cordiali e disponibili nei confronti degli estranei che verso i legami di lunga data. Da un lato, ciò è diretta e sincera espressione dell’educazione della persona. Dall’altro, però, è possibile che tale atteggiamento sia un’azione dissuasiva e che, attraverso una voce cordiale e un sorriso accogliente, un individuo voglia invece comunicare un messaggio diverso. “Più mostro cordialità o disponibilità servile e più voglio tenere una distanza dal mio centro inviolabile“. Se al centro dell’Ego è in atto un’oscillazione (Seconda legge), alla periferia tutto deve apparire tranquillo, sereno, equilibrato. Pena: la revoca dei diritti concessi dalla Prima legge. “Se non mostri di seguire certe regole esterne (dall’abbigliamento all’intensità degli sguardi) vuol dire che ti credi di essere diverso: più libero degli altri liberi“. Dal gesto si passa automaticamente al giudizio (Seconda legge): “sei diverso e quindi ti credi superiore“.

La violazione di tutte e tre le leggi porta al conflitto e all’emarginazione. Questa spirale può essere disinnescata solo mostrando continuamente di aderire alle norme condivise e di non voler invadere lo spazio altrui, non adottando comportamenti eccessivamente inconsueti. Ne deriva uno stato generale di dissociazione tra ciò che si pensa e ciò che si dice. Ipocrisia, falsità, etc. sono solo etichette per semplificare la natura interattiva di questo fenomeno.

Queste sono le tre leggi fondamentali dell’Homotica, una bussola nell’oceano delle relazioni sociali nella società contemporanea. Dal rispetto e dal mancato rispetto di questi principi derivano alcune gravi forme di tensione e conflitto comunicativo.

I. Io sono libero

II. Nessuno mi può giudicare

III. Merito di essere libero perché rispetto le leggi

RC

Pubblicato su Perturbamento

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. gennaro ha detto:

    Proporrei una diversa interpretazione della gentile cordialità che si riserva agli estranei (più che altro è solo un passaggio): essere gentile con chi non si conosce serve a dimostrare all’altro di aderire alla terza legge, e quindi di essere in accordo, implicitamente, con le altre, con tutto ciò che ne consegue (e cioè quello che viene poi affermato poco dopo).

  2. Andacht ha detto:

    Nell’economia dell’esposizione delle Tre leggi, certi aspetti degli esempi non sono stati esaminati nel dettaglio. La socievolezza, intesa proprio come gentile cordialità riservata agli estranei, è vero che funge da segnalazione dell’adesione alla Terza legge e quindi, implicitamente, alle altre leggi.E, contemporaneamente, stimola nel partner lo stesso atteggiamento. La mancata reciprocità da parte dell’Alter comporta un rapidissimo, istantaneo etichettamento (sei diverso) giustificando la violazione delle prime due leggi (sei diverso quindi ti anniento o ti tratto da non-persona)
    In altre parole, In breve: la Terza legge è garanzia per il mantenimento delle prime due.
    Comunque tornerò a specificare meglio le relazioni interne tra le Tre leggi, e soprattutto a spiegare i fondamenti “dati per scontato”, che rendono “homotica”, cioè “automatica”, spersonalizzata, alienata etc. la relazione interpersonale.

  3. gennaro ha detto:

    Ottimo. Avevo solo cercato di chiarire un passaggio, temendo che il tema non avrebbe avuto seguiti. Sarò ben contento di leggerli quando arriveranno.

  4. Andacht ha detto:

    nel frattempo, per restare aggiornati sul tema, ho dedicato una pagina “social” su facebook: https://www.facebook.com/perturbamento

  5. Johnd645 ha detto:

    As soon as I found this internet site I went on reddit to share some of the love with them. fgecadbeeedd

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