Cannes 2014: le prime cinque giornate, l’Italia incanta con “Le meraviglie”

Prima di iniziare l’articolo vero e proprio, mi preme innanzitutto offrire qualche delucidazione su uno dei punti cruciali del mio post precedente, un aspetto tanto fondamentale quanto, mea culpa, sottovalutato nel corso dell’esposizione: la mescciüa. La mescciüa è una zuppa tipica di origine spezzina, una ricetta povera fatta di una selezione di diversi legumi: fagioli, grano, ceci e, a piacere ma contro tradizione, farro o orzo. I diversi ingredienti, avendo tempi di cottura differenti, vanno bolliti separatamente per poi essere uniti solo alla fine. Gli arditi si possono anche permettere di lasciare “indietro” qualcuno dei componenti, in modo da far provare al palato un sempre piacevole contrasto di consistenza. Attenti a non lasciare nulla di crudo, però!

Messe da parte le cose importanti, passiamo direttamente alle note a piè di pagina, vale a dire film presentati al festival di Cannes. Seguirà un elenco dei titoli in competizione nel Concorso della Selezione ufficiale, più un altro paio fuori concorso, ma comunque interessanti. Il giudizio sui film è poi di graceofmonacocarattere compilativo poiché io di persona non ho visto le opere presentate, ma mi limito a fare un riassunto/media delle opinioni di quanti più critici possibili sono riuscito a reperire. Detto questo, si comincia!

14 Maggio:

Grace of Monaco: film di apertura, NON in concorso. Tratta della straordinaria vita di Grace Kelly, prima regina del grande schermo, musa di Hitchcock, poi principessa di Monaco, nobile infelice dallo sguardo malinconico, tentata infine da chi per primo la incoronò, il maestro del brivido, che la voleva di nuovo sullo schermo in Marnie, del 1964. Cosa deciderà? Nonostante il materiale di partenza e la profondità del personaggio, “Grace of Monaco” è stato considerato un sonoro fiasco da quasi l’unanimità della stampa: poco interessante, piatto, un prodotto da televisione con qualche sciccheria in più (come una brava Nicole Kidman che ha smaltito il botox). Giudizio: decisamente NO.

15 Maggio:

Mr. Turner, di Mike Leigh. Questa la storia di William Turner, pittore inglese a cavallo del 1700 e 1800, il maestro della luce, colui anticipò l’impressionismo. Una biopic vero e proprio, concentrato sull’ultima parte della vita dell’artista, turnerormai completamente affermato ma mai tentato dalla pigrizia della celebrità. La ricerca, la frustrazione e il genio di uno dei più grandi paesaggisti di sempre, il tutto condito da una regia raffinata, attenta e spesso “pittorica”, come si addice al tema. Incensato dalla critica di ogni parte, potrebbe ottenere un premio importante. Da vedere. Giudizio: decisamente SÌ.

Timbuktu, di Abderrahmane Sissako. In un villaggio vicino a ciò che era l’antica Timbuktu, jihadisti islamici al potere impongono continuamente nuovi divieti (fumo, calcio, musica) e vigilano con ferocia affinché essi vengano rispettati. Una famiglia decide di trasferirsi al di là del fiume per poter vivere in tranquillità, ma una vacca sfuggita al controllo creerà una tragica catena di eventi. Un film di denuncia tratteggiato con eleganza, quasi leggerezza, senza mai calcare la mano sul patetico ed evitando con abilità il ricatto psicologico nello spettatore. Semplice ma non facile. Apprezzato dalla critica. Giudizio: .

 16 Maggio:

 Winter Sleep, di Nuri Bilge Ceylan. Sempre Turchia, sempre Anatolia. Il protagonista questa volta è un gestore di Hotel in un piccolo villaggio, ex attore, che nel tempo winter sleeplibero scrive editoriali per un giornale locale e vorrebbe pubblicare un libro sul teatro turco. Apparentemente tutto qui e se ci sia qualche grande sconvolgimento di trama nessun critico si è preso la responsabilità di riferirlo. Ciò che sappiamo è che ci sono pochi incontri, poche persone, ma tante parole. Sì, perché non ce n’è stato uno che non abbia usato il termine “verboso” per definire questo mattone di tre ore e un quarto. Lento, statico, immobile, un tour de force per lo spettatore. Secondo la maggior parte però il gioco vale decisamente la candela. Tornerà a casa con qualche premio, ma difficilmente con il premio. Giudizio: .

 Captives, di Atom Egoyan. In Ontario (Canada) una bambina di dieci anni viene rapita sotto il naso del padre. Otto anni dopo, lui non si è rassegnato, la moglie è sull’orlo della follia e due detective indagano fino a scoprire una rete di pedofili. Thriller che inizia con atmosfere e misteri e finisce con sparatorie e inseguimenti. Hollywoodiano nel senso peggiore del termine. Qualcuno ha apprezzato, ma in pochi. Per tutti gli atri, una grande delusione. Giudizio: NO.

Dragon Trainer 2: proiezione in anteprima, NON in concorso. Tornano dragon trainerHiccup, Sdentato, i vichinghi e tanti, tantissimi draghi. La formula del primo capitolo viene ripetuta e raddoppiata. Certo, manca l’originalità della trama e del tono del capostipite, per non parlare dell’effetto sorpresa nel vedere della qualità pura targata Dreamworks. Aspettative a parte (peraltro rispettate), il film funziona benissimo: le scene d’azione divertono senza annoiare e quelle toccanti commuovono senza patetismo. Ovviamente ne seguirà un altro per concludere la trilogia, un’attesa intrisa di un ottimismo che però, per una volta, non sembra mal riposto. Giudizio: .

17 Maggio:

 Saint Laurent, di Bertrand Bonello. Il ritratto (il secondo in sei mesi nelle sale) del genio della moda Yves Saint Laurent, tra eccessi, trovate, rivoluzioni, amore, alcol, droga e tutto ciò che altro ci si aspetti. Il film, forte del fatto di non essere stato approvato dal compagno di una vita dello stilista (il che avrebbe dovuto in teoria renderla un’opera più libera, realizzata senza scendere asaint laurent compromessi), in realtà non ha stupito per originalità, sia nel tono che nella messa in scena. Non ha deluso tutti, ma neppure entusiasmato nessuno. Persino l’interpretazione, che avrebbe potuto portare premi a Gaspard Ulliel, ha ricevuto un’accoglienza tiepida: per lui complimenti di circostanza. Giudizio: .

Relatos Salvajes, di Damian Szifrón. Sei episodi, sei storie slegate l’una dall’altra che raccontano i “nuovi mostri” della società contemporanea: truffatori, traditori, assassini e molto altro. Ma sempre col sorriso. Questa dark comedy prodotta da Almodovar e diretta da uno argentino praticamente sconosciuto ha come legante il tono grottesco e dissacrante, ma in realtà poco altro. Si tratta del film che per ora (aspettando Cronenberg) ha diviso di più la stampa: le nuove leve lo hanno apprezzato incoronandolo un instant cult; la vecchia guardia lo ha fischiato, a volte con risentimento per aver tolto un posto a un film magari meritevole. Prima di capire se si tratta di un buon prodotto bisogna vederlo di persona, ma per ora non scommetto su un premio (se non alla sceneggiatura). Giudizio: .

18 Maggio:

Le Meraviglie, di Alice Rohrwacher. Una famiglia in un passato prossimo, a metà tra Toscana e Lazio, dove Gelsomina, 12 anni, è già una capofamiglia. Con lei, due sorelle minori, la madre, il padre tedesco e un ragazzo dato loro in affido. Allevano api, sono tutt’uno con la terra, con la loro terra. Poi l’UE stabilisce nuove rigide norme igieniche: se non trovano il denaro per rimodernare il piccolissimo allevamento dovranno chiudere. In soccorso arriva una troupe televisiva guidata dall’angelica Monica Bellucci. Conduce un reality show: l’obbiettivo è trovare il personaggio più contadino e “tipico” possibile. Un film bucolico, semplice, onesto, “indifeso” dice la regista/sceneggiatrice,lemeraviglie “autobiografico” dicono i critici nonostante le sentite smentite della diretta interessata. Che la vita sia o non sia quella dell’autrice, è proprio vita quella che sembra di respirare nel film, nelle piccole meraviglie, nelle indulgenze e nel lento scorrere del film dall’utopia dell’inizio al surreale del finale. Come avrete capito, dalle recensioni si capisce poco. Cosa tipica dei film d’atmosfera. Cosa tipica dei film che sono piaciuti e di cui si vuol dire il meno possibile perché è stata più intensa l’impressione emotiva del ragionamento critico (il quale meglio si adatta alla carta stampata). Rimane però un parere unanime: bellissimo! Giovedì 22 esce in Italia, così tutti se ne potranno fare un’idea precisa. Per quella data la Palma d’Oro non sarà ancora stata annunciata, ma c’è chi il premio lo ha già assegnato al termine dei dodici minuti di applausi. Giudizio: decisamente SÌ.

The Homesman, di Tommy Lee Jones. Far West.  Tre mogli di antichi pionieri americani devono essere scortate a casa perché impazzite alla frontiera. Ad accompagnarle una quarta donna, Hilary Swank (da premio). Nel tragitto incontreranno un vecchio vagabondo (lo stesso Tommy Lee Jones) a cui salveranno la vita e che finirà per unirsi all’esodo. Un western moderno, rivisto, spogliato di ogni spirito epico e solenne, destrutturato e, in questo senso, post-moderno. Nessuno si sente di contestarne la qualità, però si percepisce meno il senso di miracolo dell’esordio: “Le tre sepolture” ha stabilito uno standard difficile da eguagliarne, senza nulla togliere a quello che è considerato, per ora, il film più femminista del festival. Giudizio: .

Parolavanvera, cioè il totopalma:

mentre scrivo sono uscite le prime recensioni di “Maps to the Stars” di Cronenberg: ha spezzato la critica su due pianeti. Meglio per chi il regista lo apprezza, ma questo significa scarsa possibilità di premi. Di titoli forti ne mancano ancora (il film dei Dardenne, il russo “Leviathan”, senza dimenticare Godard), ma per ora ci sono due titoli con maggiori probabilità di vincere: “Le Meraviglie” (partita come quota italiana quasi d’obbligo a Cannes, ma che ha sorpreso un po’ tutti) e “Mr. Turner” (anche se personalmente non credo molto nella capacità delle biografie di passare dal parlare di un uomo a parlare di ogni uomo). Occhio però alla mina vagante “Winter Sleep”: o non piace o lo si ama.

A dirlo sembra di essere alle Olimpiadi invernali, quando per tifare l’atleta italiano dello sci di fondo tocca impastarsi la bocca di suoni decisamente tedeschofoni, ma non temete: la Rohrwacher invece è italiana DOC! Perciò, senza indugio, gridiamo tutti: forza Rohrwacher! Stay tuned per la seconda metà del festival!

Giovanni Costanzo

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