Cannes 2014: le ultime cinque giornate, Dolan e Dardenne prenotano premi

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Non stiamo a girarci troppo intorno: che i liguri siano un po’ tirchi non è certo un mistero. Questo loro aspetto non può quindi che riflettersi in parte anche nella loro cucina, ma mentre in tutto il panorama gastronomico italiano è facile trovare una vasta gamma di piatti considerati poveri, alcune delle pietanze preparate in Liguria compiono un ulteriore balzo in avanti: sono piatti raffazzonati, nati dall’ingegno e dello spirito dell’arrangiarsi (e quindi del risparmiare). Ecco che la mescciüa (di cui si è già parlato negli articoli precedenti su Cannes qui e qui) non fa eccezione: questa zuppa si prepara con molti diversi legumi perché, dice leggenda, erano quelli recuperati dal porto di La Spezia, caduti dai grossi sacchi durante il trasporto da un molo all’altro; le materie trasportate erano molte e imprevedibili e questo si riflette nell’eterogeneità degli ingredienti. L’articolo potrebbe anche finire qui, ma, già che ci siamo, parliamo un po’ di cinema.

Seguirà un elenco dei titoli in competizione nel Concorso della Selezione ufficiale. Il giudizio sui film è poi di carattere compilativo poiché io di persona non ho visto le opere presentate, ma mi limito a fare un riassunto/media delle opinioni di quanti più critici possibili sono riuscito a reperire.

25 Maggio:

The Foxcatcher, di Bennett Miller. Tratto da un fatto di cronaca dai risvolti tragici, narra di un giovane miliardario, ultimo discendente di una ricchissima famiglia proprietaria di una industria chimica, probabilmente in qualche modo disturbato, oppresso dalla figura materna, che si mette in testa di guidare come allenatore la quadra olimpica americana di lotta libera per portarli vittoriosi a Seul ’88. Il regista, 1maps-to-the-stars-posterdopo il bel “Moneyball”, sceglie di nuovo lo sport per farne metafora dell’America: determinazione, ricchezza, follia. La regia è rigorosa, le scene emozionanti, la sceneggiatura sintetica. Un buon film, forse più adatto alla sala che a un festival d’autore come Cannes. Da annotare quindi per quando uscirà, ma non vincerà la Palma d’Oro (forse il premio a Steve Carrel migliore attore o alla migliore sceneggiatura). Giudizio: .

Maps to the stars, di David Cronenberg. Un uomo, una non-garanzia. Non c’è stato film di Cronenberg negli ultimi dieci anni che abbia accontentato due volte lo stesso tipo di spettatore: c’è a chi è piaciuto “A History of Violence” e “La promessa dell’assassino” (quest’ultimo oggettivamente bellissimo), chi ha gradito “A Dangerous Method” (piatto e mediocre secondo il sottoscritto), chi ha definito un capolavoro “Cosmopolis” (forse troppo difficile, forse solo insensato) e ora tocca a questo “Maps to the Stars”. Lo stile del regista cambia continuamente, così come l’argomento e il tema (questa volta è la superficialità del sistema Hollywood, con aspiranti attori, dive decadute, ciarlatani e piromani), però rimane lo sguardo freddo dell’autore nell’indagare la natura umana. Anche qui c’è chi grida al miracolo e chi ci ha visto solo una schifezza. Le indicazioni, ancora una volta, sono quasi inutili: l’unica soluzione è vederselo (è già in sala!). Giudizio: .

26 Maggio:

Still the Water, di Naomi Kawase. L’educazione sentimentale di due adolescenti giapponesi innamorati, con madri fragili e problematiche, una piccola ma splendida isola, la Natura e un cadavere ritrovato sulla spiaggia. A leggere le critiche, si tratta di un film di atmosfera, di luci, paesaggi, acqua, sentimenti, poche parole e molti sguardi. Il tipico film che non investe come un treno, ma scorre come una freccia sottile e precisa che, se colpisce bene, arriva molto profondo nell’anima dello spettatore. Bisogna cogliere il fascino della messa in scena, apprezzare la bellezza e la1still-the-water-poster quiete dello svolgimento per rimanerne coinvolti, altrimenti il sentimento prevalente sarà la noia.I critici sono però sensibili e hanno gradito. Giudizio: .

Deux Jours, Une Nuit , dei fratelli Dardenne. Mairon Cotillard lavora in una azienda che produce pannelli solari. Anzi, lavorava: è stata licenziata perché è rimasta a lungo a casa per una grave depressione. Durante la degenza, i dirigenti hanno visto che riuscivano a cavarsela anche senza di lei e hanno promesso agli altri pochi dipendenti un bonus di 1000 euro se avessero votato per il suo licenziamento. Lei esige una seconda votazione e ha un weekend di tempo (due giorni e una notte) per convincere i colleghi a rinunciare al bonus perché lei mantenga il posto di lavoro. I Dardenne sono sempre stati coerenti: sintetici (90 minuti), attenti ai problemi sociali, attinenti al loro stile (non senza una evoluzione nel passare dal “pedinare” al semplice seguire i personaggi) e come al solito straordinari. Questo quasi remake de “La Parola ai Giurati” funziona bene e convince lo spettatore, lascia da parte i pietismi per buttarsi nello svolgimento nudo e crudo (non freddo), mostrando come il mondo sia assolutamente e totalmente grigio, anche quando sarebbe più consolante vederlo solo bianco e nero. Dovere di cronaca: secondo alcuni è melenso, ma sono voci fuori dal coro. Prima della visione si scherza dicendo che tanto i Dardenne qualcosa tanto vincono sempre; dopo la visione si capisce come sia impossibile lasciarli andare a mani vuote. Giudizio: decisamente SÌ.

21 Maggio:

Adieu Au Langage, di Jean-Luc Godard. Tutti avevano pensato che il titolo “addio al linguaggio” si riferisse alla trama del film (l’incomunicabilità di una coppia) e il linguaggio fosse quello 1godartverbale, mentre il titolo si riferisce al film stesso e il linguaggio è quello cinematografico: addio al cinema come lo concepiamo, benvenuti musica, immagini, monologhi, riflessioni, battute e… un cane. Più una installazione audiovisiva che un film vero e proprio. Le parole più usate per descriverlo sono state “provocazione, scherzo, gioco, sberleffo”. Unanime apprezzamento per l’uso inedito del 3D. Il commento più intelligente è stato che il film non vada recensito, ma bisogna semplicemente prendere atto della sua esistenza. I voti vanno dallo zero al dieci, ovviamente. Giudizio: .

The Search, di Michel Hazanavicius. Durante la guerra in Cecina tre storie di tre ragazzi si incrociano da entrambi i fronti. Il bonus è una agente delle Nazioni Unite, colla narrativa e figura superiore positiva in mezzo al tridente. Il regista del contestabilissimo “The Artist” si è preso un po’ troppo sul serio dopo l’Oscar e filma il suo primo film drammatico, un melodrammone come quelli di una volta, con guerra, tragedie, tanti personaggi e una durata di due ore e mezza facilmente potabili. I più generosi dicono con imbarazzo che i meno generosi sono stati ineleganti a fischiare alla fine della proiezione. Giudizio: decisamente NO.

22 Maggio:

Jimmy’s Hall, di Ken Loach. Unico attivista politico costretto a fuggire dall’Irlanda negli Stati Uniti negli anni ’20, James Gralton torna dieci anni dopo nel suo villaggio natale e si fa convincere a riaprire la vecchia sala da ballo. La chiesa imperante, che non nutre notoriamente simpatia per i comunisti come 1mommyGralton, è contraria e si farà sentire. Musica, ironia, bravi attori, bella regia, dei personaggi un po’ troppo buoni e un po’ troppo cattivi (ma Loach è sempre stato uno dei registi più schierati di sempre e non lo ha mai nascosto con ambiguità) . Nessuno però è uscito dalla proiezione senza un sorriso. Non vincerà, ma probabilmente è un buon film. Giudizio: .

Mommy , di Xavier Dolan. Dal “regista internazionale più promettente della sua generazione” (classe 1989!), al suo quinto film (!!), arriva un piccolo capolavoro(!!!). Tre personaggi: una madre in gamba ma trasandata, un figlio adolescente che soffre di un disturbo di iperattività e una vicina balbuziente che si offre di aiutarlo. La vita quotidiana resa straordinaria incastonata in un formato di schermo più alto che largo (le definizioni migliori che ho trovato: “ad iPhone” e “a letto a una piazza”), dove si può riprendere solo un personaggio alla volta e se ce ne sono due devono essere quasi a contatto l’uno con l’altro. Commovente o ruffiano? Intelligente o furbo? Il ragazzo ha di certo talento e (purtroppo?) lo sa. C’è chi ha già trovato la Palma d’Oro di quest’anno. Giudizio: decisamente SÌ.

23 Maggio:

Leviathan, di Andrey Zvyagintsev. Tratto dal Leviatano di Hobbes e dal libro di Giobbe. In questa versione (senza la traccia di alcun Dio), il protagonista non è vessato da una qualche entità superiore, ma tra le minori che si possano immaginare: un piccolo sindaco corrotto di una piccola cittadina russa. Kolia (questo il nome del disgraziato) si vede quasi portar via tutte quante le sue terre e innesca una guerra legale contro il politico aiutato da un avvocato ex1leviathan soldato e suo compagno di guerra. Le disgrazie però non lo abbandoneranno sino alla fine. Diviso in una prima parte piuttosto divertente e una seconda piuttosto drammatica, ha il pregio di non far percepire il protagonista come vittima della iella cosmica, ma semmai della politica, della chiesa e del “sistema”. Il tutto raccontato in modo molto russo, con calma, lentezza, metafora (lo scheletro di balena nell’immagine) ironia e senso tragico. La critica è soddisfatta: da “molto bello” in su. Giudizio: .

Sils Maria, di Olivier Assayas. A una grande attrice affermata viene proposto di interpretare nuovamente l’opera teatrale che, da giovane, la rese celebre. Questa volta non dovrà però recitare il ruolo del personaggio giovane, ma quello di mezza età. Per studiare la parte, si rifugerà in un monastero. Il film unisce realtà e finzione in modo a volte elegante e a volte confuso, con un tono grottesco e surreale. Il tema è il mescolamento dei ruoli e dell’identità, il passaggio da attore a uomo, da persona a personaggio, da giovane a vecchio, uguali e diversi nello scorrere nel tempo. Sarebbe da vedere per avere un’idea più precisa (e perché rischia di essere un bel film). Giudizio: .

Parolavanvera, cioè il totopalma.

Di solito la parte facile è prevedere quali film saranno esclusi dai premi principali e quali altri sono candidati a vincere un premio importante; la parte difficile è azzeccare la Palma d’Oro alla vigilia e a questa vigilia in particolare: le giurie sono sempre imprevedibili (quella di quest’anno conta più della metà di giurati donne, compresa la presidentessa, quindi potrebbe premiare film più femministi come “Mommy” e “Homesmen”), e in più quest’anno non c’è stato un  film davvero una spanna sopra gli altri. Non sono mancati i colpi di fulmine, ma ciascuno ha avuto il proprio.

Il regolamento di Cannes poi è unico al mondo: si premia miglior attore, attrice, regista, sceneggiatore, “terzo miglior film” (ma in realtà è più una menzione d’onore e si chiama Premio della Giuria), secondo miglior film (Gran Premio Speciale della Giuria, secondo etichetta assegnato al film più sperimentatore) e miglior film (Palma d’Oro). Nessun film può però per regolamento vincere più di un premio. Questo vuol dire che la migliore attrice non potrà essere nel miglior film. Questo vuol dire che se in un film la parte migliore è la recitazione, si premia l’attore e il film è fuori dai giochi per tutto il resto. Premetto che ogni fonte brancola nel buio: ognuno dà titoli diversi dal suo vicino!

dardenne

I candidati più seri per il primo premio (e di conseguenza anche per il secondo e terzo) sono: Winter Sleep, Deux Jours, Une Nuit e Mommy. Occhio anche a Le meraviglie (per cui vedrei bene Premio della Giuria), Mr. Turner (ma potrebbe spuntarla la tentazione di premiare il protagonista Timothy Spall) e Still the Water (pensando soprattutto che la presidentessa di giuria ha girato un film come “Lezioni di Piano”). Godart fa festival a sé, è la mina vagante di quest’anno, potrebbe ricevere un premio simbolico, come il Premio della Giuria, quello come miglior regia o addirittura il Gran Premio Speciale della Giuria per la sperimentazione. Come miglior regia vedrei bene (escludendo i film già citati, che sono ovviamente tutti ottimi candidati, soprattutto Mommy e Still the Water) anche Leviathan e Maps to the Stars a Cronenberg. Come attori potrebbero vincere i protagonisti di Mr. Turner, Foxcatcher e Jimmy’s Hall. Come migliore attrice sembra molto probabile la vittoria di Mairon Cotillard (il che escluderebbe Deux Jours, Une Nuit dai premi forti), oppure di Juliette Binoche in Sils Maria (bonus: Hilary Swank per The Homesman). Come sceneggiatura la potrebbe spuntarla anche un film “minore”, come Relatos Salvajes o chiunque altro dei già citati (con particolare attenzione a Foxcatcher, Leviathan  e Winter Sleep, se proprio non vincessero altro). Io mi faccio una personale lista che lascerò segreta. Dico solo che tifo a priori per i Dardenne, credo vincerà Winter Sleep (o Mommy, non riesco a decidermi)e al nostro Le Meraviglie toccherà accontentarsi del Premio della Giuria. Stay tuned per i vincitori e i commenti.

Giovanni Costanzo

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