Cannes 2014: tutti i vincitori commentati: trionfa la Turchia, esulta l’Italia seconda

Eccoci arrivati al momento che tutti stavamo aspettando: i premiati del festival di Cannes. Ormai i titoli non sono certo un segreto, infatti qui non ci si limiterà a un elenco, ma si proverà a spiegare piuttosto le motivazioni dietro i premi (per quanto esse siano comprensibili e per quanto ce ne siano davvero). Prima però i link all’articolo con l’elenco di tutti i titoli, a quello della prima metà dei film commentati e alla seconda metà dei film commentati.

Prix du scénario (ovvero sceneggiatura):Leviathan. Nelle previsioni C’ERA. Il film narra le disgrazie di un pover’uomo vessato da un sindaco corrotto che vuole comprare la sua terra. Il districarsi di disgrazie nella vita del protagonista (l’opera è tratta dal Libro di Giobbe) è trattata in modo elegante, senza ruffianerie né patetismi, ed elevando gli attacchi a metafore del potere della politica, del clero e della sorte sull’uomo comune. Non semplice mantenere questo equilibrio (con una prima parte comica e una seconda drammatica), ma Leviathan ci riesce e il merito è della sceneggiatura.

Prix de la mise en scène (cioè regia) : Bennett Miller per Foxcather. Nelle prevsioni NON C’ERA. La prima (ma non2foxcathcer sarà l’ultima) delle sorprese di questa premiazione. Il film americano su un miliardario eccentrico (a dir poco) che vuole allenare la squadra olimpica di lotta libera per Seul ’88 non sembrava avere le carte in regola per vincere un premio importante come quello della regia. Troppo ordinario, troppo poco d’autore, non abbastanza coraggioso, soprattutto se confrontato con alcuni film estremi presentati quest’anno. Eppure l’ha spuntata. Merito del rigore, della precisione e delle conoscenza del mestiere: il controllo del mezzo insegna che bisogna spesso sottrarre e limare, piuttosto che aggiungere. Va detto pure che è la terza assegnazione in tre anni di questo premio  a sorpresa: nel 2012 toccò a Carlos Reygadas per “Post Tenebras Lux” e nel 2013 a Amat Escalante per “Heli”, due film assai discutibili.

Timothy Spall in Mr TurnerPrix d’interprétation masculine (miglior attore): Timothy Spall per Mr. Turner. Nelle previsioni C’ERA. Anzi, praticamente si sapeva. Il film è biografico e si basa completamente sull’interpretazione del suo protagonista: se il meccanismo funziona (e funziona) è merito suo. Come succede spesso a Cannes, un premio all’interpretazione vale un po’ anche per il film, perché non è mai stato premiato nessun interprete (per quanto bravo) che avesse recitato in un film mediocre. Un piccolo applauso allora va anche al regista Mike Leigh. Se il nome Timothy Spall vi dice poco, per intendersi è Codaliscia nella serie dei film di Harry Potter.

Prix d’interprétation féminine (migliore attrice): Julianne Moore per 2maps to the starsMaps to the Stars. Nelle previsioni NON C’ERA. Una doppia sorpresa: da una parte che il film di Cronenberg sia piaciuto tanto (cosa nient’affatto scontata), dall’altra che si sia scelto come rappresentante Julianne Moore. Certo, che sia bravissima si sa, ma nessuno si era soffermato sull’attrice nella propria recensione di Maps to the Stars (forse troppo impegnato a idolatrare o massacrare il film a priori per soffermarsi sui dettagli). Comunque un buon premio a una buona attrice è sempre una buona notizia. Per la cronaca, a questo punto si pensava che ai Dardenne fosse riservato un posto sul podio, visto che non era stata premiata la Cotillard…

Premio della giuria: Xavier Dolan per Mommy ex-aequo con Jean-Luc Godard per Adieu au Langage. Nelle previsioni C’ERA. Il premio più simbolico in assoluto, che considerando i film nel suo insieme ha un significato, prendendoli uno alla volta ne ha un altro. Il primo messaggio è quello più chiaro: premiare il vecchio e il nuovo (Dolan era il regista più giovane nella competizione, Godard il più anziano). Considerando poi i singoli film, lasciar andare via Godard senza neanche un premio sarebbe stato forse eccessivo e si viveva anche la necessità di premiare in qualche modo Mommy. Il giovanissimo autore sul palco ha stampata la delusione sul volto (i pronostici lo volevano vincitore o quasi) e su twitter gira voce che la presidentessa avesse amato il suo film fino al punto di volerlo da Palma d’Oro, ma che qualcuno si sia opposto…

Gran Premio Speciale della giuria: Le Meraviglie di Alice Rohrwacher . Nelle previsioni C’ERA, ma nessuno ci sperava troppo. Invece Sofia Loren sul palco per la premiazione ha annunciato proprio il nome della nostra Alice (come fece per Benigni agli Oscar: quanto piace agli organizzatori far premiare gli italiani agli italiani?) e l’ottima notizia è arrivata davvero! Tutti l2meraviglie’avevano apprezzato (meno i francesi), Refn (giurato e regista dei violenti e crudi “Drive” e “Solo Dio Perdona”) si è pure commosso (!) e all’inizio si sperava davvero in un premio di peso.Di film buoni però già ce n’erano stati nella prima metà del festival e nella seconda i titoli di qualità non si sono davvero contati su una sola mano, col rischio concreto che questo gioiello italiano potesse passare in secondo piano. Invece la giuria non solo ha apprezzato, ma non se ne è dimenticata quando è stato il momento delle votazioni. Non è una Palma, ma è il premio più alto che ci si potesse realisticamente immaginare in un festival così denso (anche se non molto ricco). Ancora un messaggio positivo per il cinema italiano, dopo il successo di Sorrentino con “La Grande Bellezza” (un nostro approfondimento qui). L’Italia c’è e si fa sentire! Ricordiamo che Le Meraviglie è già al cinema (anche se si spera che le sale aumentino dopo la vittoria)!

Palma d’Oro: Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan. Nelle previsioni C’ERA. Il regista non è nuovo di Cannes, ha quasi vinto molte volte. L’ultima, con il suo “C’era una volta in Anatolia”, fu clamorosa, perché la Palma era sua di diritto, ma poi apparse l’assoluto “The Tree of Life” di Malick e tutta la graduatoria scalò automaticamente di un gradino verso il basso per fargli un posto: Malick vinse una Palma d’Oro assegnata a tavolino, ma era un premio inevitabile per un film inevitabile. Quello di quest’anno è invece un risultato meno scontato, ma che tutti in fondo sapevano, che tutti avevano in un certo senso previsto. Al termine delle proiezioni ognuno diceva la sua sui film candidati al primo posto, spesso con molte variabili, ma c’era un solo titolo che compariva in ogni lista dei possibili vincitori: Winter Sleep. Questo perché una giuria2winter sleep funziona esattamente come una schiera di critici di diverse testate giornalistiche e siti di informazione (e in questo senso fare una sintesi delle varie fonti è molto utile): alcuni si erano innamorati di Mommy, alcuni di Still the Water, altri ancora del film dei Dardenne, di quello di Cronenberg o persino di Godard. Non è però con il colpo di fulmine che si mette d’accordo una giuria: anche se ciascun giurato aveva una sua personale Palma d’Oro, dovevano decidere la Palma d’Oro e questa non può che toccare al film che accontenta i più, anche se magari non è il preferito di nessuno. Così è stato per la stampa, così è stato per la giuria di Cannes. Per carità, tutti lo considerano un’opera eccellente, rigorosa, densa, che non scende a compromessi (dura tre ore e un quarto e non tutti hanno resistito). Tra i candidati era il più scontato e probabilmente il film mediamente migliore di tutto il festival. Quello che avreste premiato anche voi se aveste dovuto trovarvi d’accordo con altre dieci persone. Ma se ad assegnare la Palma d’Oro fosse stato un solo giurato, avrebbe scelto davvero il film turco? Lo dico perché il sentimento prevalente nelle recensioni è l’ammirazione (sincera, pura, a volte entusiasta). L’anima però non è di casa, distratta da altri film.

Le delusioni.

La prima. La più cocente. I Dardenne. Non la Palma d’Oro, non la regia, non l’attrice o altro, va bene. Ma niente? Nessun premio? Sul serio?  E dire che il film era piaciuto (non per modo di dire: piaciuto davvero). Ad essere un po’ illusi si potrebbe dire che, pur di non dare un premio minore, la giuria ha preferito lasciar perdere, ma ci credo poco. Oppure che i due belgi hanno già vinto tutto quello che si poteva vincere a Cannes e spesso lo hanno vinto due volte, perciò sono stati lasciati da parte a cuor leggero. Oppure si potrebbe notare che la pellicola parla della crisi europea e la giuria è composta da una francese e un danese più due americani, una iraniana, un messicano, una sud coreana e una cinese capeggiati da una Australiana…

La seconda. Still the Water di Naomi Kawase. Secondo alcuni (pochi) poteva puntare direttamente alla vetta, secondo altri era un’ottima candidata per un premio importante: magari la regia, il secondo posto o il terzo. Invece assolutamente nulla. Strano perché la regista è donna (come la giuria di quest’anno) e il film poteva essere molto nelle corde della presidentessa Jane “Lezioni di Piano” Campion. Lo stile è certo particolare, non per tutti, molto Malickiano, e se non affascina lascia indifferenti, senza particolari vie di mezzo.

Foglietto dove avevo riportato le mie previsioni. Le prime tre posizioni ci sono, ma l'ordine è sbagliato. Sceneggiatura e attore protagonista corretti, il resto sbagliato.
Foglietto dove avevo riportato le mie previsioni (che qui ricopierò perché la foto è sfocata e la calligrafia è quella che è). Palma d’oro: Mommy. Gran Prix: Winter Sleep. Premio giuria: Le Meraviglie. Regia: Still the Water. Attore: Mr. Turner. Attrice: Deux jour, une nuit. Sceneggiatura: Leviathan. Le prime tre posizioni ci sono, ma l’ordine è sbagliato. Sceneggiatura e attore protagonista corretti, il resto fuori strada.

La terza. Mommy. Certo, ha vinto il terzo posto, ma la sconfitta brucia, anche rispetto al messaggio che un premio a un venticinquenne canadese omosessuale avrebbe mandato al sistema-cinema mondiale (e la voce di Cannes è una che risuona profonda e a lungo). E dire che il film sembrava anche molto buono. Ad ogni modo anche qui, come ad ogni livello, spesso ci sono interessi maggiori e più complessi che prevalgono sul semplice apprezzamento di un film. Ubi maior

Ecco la precisazione finale: ogni parola e chiacchiera finché non si sono visti i film. Quindi vedeteli! Vediamoli! E, quando possibile, vediamoli al Cinema, ché è diverso. Magari il mercoledì, ecco, dove costa meno. Cannes, oltre che un concorso, è una grande esposizione di pellicole. Al di là di quelli presentati nella competizione ufficiale, registi e produttori da tutti il mondo si riuniscono nel piccolo paesino sulla Costa Azzurra per ricevere finanziamenti, fiducia, denaro e, soprattutto, una distribuzione. Le Meraviglie è già in sala. Maps to the Stars da persino prima (e in più cinema). Mommy è stato comprato da una casa distributrice ed uscirà in sala, mentre del vincitore non si sa ancora nulla. Salvo eccezioni, quindi, le opere presentate non sono da tenere in un museo, ma da esporre ovunque, devono essere mostrate in quelle tante piccole gallerie di opere d’arte (a volte) che si chiamano cinema. Ne abbiamo parlato per tre settimane come se fossero quei pianeti simili alla Terra che vengono scoperti a quindici anni luce dal sistema solare, invece i film di Cannes ci sono, esistono davvero e, prima o poi, arriveranno nelle nostre sale e noi potremmo vederli, gli stessi dei grandi giurati e dei grandi critici, le cui parole scivoleranno via nel momento in cui attraverseremo la porta di velluto. Per concretizzare un minimo i lunghi elenchi di opere evanescenti, concludiamo questo percorso con una nota pratica: quali e quanti film andare a vedere di quelli presentati a Cannes. E perché.

Mr. Turner (perché pare essere buono, il protagonista è bravissimo e magari ci interessa l’arte e la vita del pittore). Winter Sleep (perché un film che ha vinto Cannes andrebbe sempre visto, anche solo per insultare lui e il sistema; solo per i temerari e i cinefili testardi).  Dragon Trainer 2 (perché il primo era splendido e il secondo promette altrettanto divertimento).  Le Meraviglie (perché un secondo premio a Cannes significa qualcosa; per chi apprezza scenari bucolici e poetici). The Homesman (perché il film precedente di Tommy Lee Jones dà fiducia per qualsiasi altro con la stessa firma; per chi apprezza il western). The Foxcatcher (perché è tra i presentati il più commerciale e, se arriva solo ai livelli di “Moneyball”, farà passare un paio d’ore piacevoli). Maps to the Stars (solo per chi ama Cronenberg e vuole vedere dove sta andando a parare). Deux Jours, Une Nuit (perché i Dardenne sono tra i migliori, perché la Cotillard è bravissima a perché è stato tra i più applauditi di quest’anno; per chi ama i film tesi e senza fronzoli). Mommy (perché è stato il film che ha fatto più innamorare, anche se rischia di sembrare un po’ ruffiano; prendere o lasciare, ma ne potrebbe valere la pena). Leviathan (perché è più divertente di quanto ci si potrebbe aspettare; per chi gradisce il cinema russo come solo i russi lo sanno fare).

Questo è tutto. Rimanete in questi lidi (specialmente in quello di Venezia, che vedrà un festival a breve): nuovi articoli arriveranno, nuovi film, nuove recensioni, sempre Cinema. Grazie a chi ci ha seguito!

Giovanni Costanzo

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