La FIFA alla conquista dell’Africa

Breve premessa:
I fatti narrati si riferiscono all’anno 2010. Il contesto economico e politico dei vari stati citati si riferisce a quello di quell’anno. Da allora nei vari stati la situazione è talvolta cambiata talvolta no. I lettori e gli spettatori tengano però a mente che le condizioni degli stati africani citati nella messa in scena si riferiscono al 2010 e che tali condizioni sono state riportate, al di là della cruda ironia, con la maggiore fedeltà possibile. Ogni riferimento ad eventi o persone realmente esistiti è assolutamente intenzionale, anche se purtroppo non suffragato da prove solide.

Attori:
Presidente FIFA
Vicepresidente della FIFA

Scena: i due personaggi sono nella loro stanza moderna e lussuosa, nell’olimpo di uno dei grattacieli più importanti del mondo. Ai fini della narrazione sarà però importante un grande atlante del mondo appeso ad una parete. L’atlante, grande quanto una parete, dovrà ricordare le carte utilizzate nella Guerra Fredda. Dovrà essere quindi molto lineare, per esempio nero e bianco come una delle carte del film Il Dottor Stranamore, o un planisfero usato in uno 007; ma soprattutto dovrà essere contrassegnato con puntini rossi in corrispondenza dei paesi africani citati durante la conversazione.
Se i mezzi lo consentiranno, si potrebbero accendere le lampadine una ad una mentre gli stati suddetti vengono citati, offrendo agli spettatori la possibilità di localizzare geograficamente i luoghi di cui si parla.

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Presidente FIFA (scrutando pensoso l’atlante del mondo): Vediamo, in Asia li abbiamo fatti da poco… Meglio non ripetere, altrimenti quei musi gialli potrebbero montarsi la testa…
Vice Presidente: Magari potremmo optare per l’Oceania, stavolta…
P (irritato): Ma no, ma no! Come diavolo credi ci arrivino in Oceania, i giocatori? A nuoto? Mica possiamo fargli fare trentadue ore di aereo con tre scali solo per farli arrivare in uno stupido deserto e fargli vedere un paio di koala! Tanto più che potrebbero finire mangiati da un alligatore o da un varano. No: bisogna pensare a qualcosa di più vicino…
VP: Nord America?
P: Ma dai! Gli statunitensi non sanno distinguere una palla da calcio da una mazza da cricket… Su siamo seri.
VP: Sei proprio sicuro di non volerli fare in Sud America, vero?
P: E me lo chiedi? Già Brasile e Argentina sono favorite, se poi li facciamo giocare pure in casa…
VP: Ma scusi, mica in Sud America ci sono solo Brasile e Argentina…
P: Ah no? E allora dove vorresti farli, in Venezuela, da quel mangiabambini di Chavez? O magari in Colombia, così i giocatori potranno fare colazione direttamente con la cocaina!
P: Va bene, niente Sud America. (guardando sconcertato l’atlante del mondo) Ma allora non ci rimane che l’Africa…
P (dopo aver tratto un profondo sospiro): Temo proprio di sì…
VP (sconsolato): D’accordo… Ma temo che dopo centocinquanta anni di dominazione coloniale e cinquanta di schiavitù economica, non sia più ridotta tanto bene…
P: Non scoraggiarti: facciamo un backup sulla situazione…
VP: Che ne diresti di provare con l’area mediterranea?
P: Ma si; bel clima, belle spiagge… Potrebbe andare! Lo vedi? Non sarà poi difficile trovare lo stato adatto…
VP: Egitto?
P (dopo averci pensato su): Mmmmh. Non mi dice nulla di buono… Si vabbé, ci saranno pure le Piramidi, ma questa storia del “socialismo islamico” non mi convince… E poi abbiamo avuto problemi durante la crisi di Gaza… Meglio evitare le proteste di stati occidentali…
VP: Cioè di Israele
P (stizzito): Sì, di Israele! Va’ avanti!
VP: Libia?
P (sorpreso): Ma stai scherzando?! Lì non solo hanno il “socialismo islamico”, ma hanno pure Gheddafi! E poi qualche italiano potrebbe ricordarsi della storia di Ustica… Evitiamo!
VP: Tunisia?
P (dopo aver riflettuto a lungo): No, evitiamo: c’è una ripresa dei fondamentalisti islamici… E lo stato è debole. Non diamogli il pretesto per dire che gli occidentali sono degli opulenti spreconi…
VP: Algeria?
P (inorridito): Ma no! Non hai viso che diavolo è successo? Non solo è stato eletto un governo islamico, ma quegli spacconi della CIA hanno pure aiutato i militari a rovesciare il governo con un golpe! Vai avanti, ché è meglio…
VP: Marocco?
P: Sì, così magari i giocatori tornano a casa con panetti di hashish nascosti tra le magliette sporche! No, no. Andiamo più a sud: l’area mediterranea non mi ispira…
VP (dopo aver tratto un lungo sospiro): Burkina Faso?
P: Ma mica possiamo farli giocare in un campo di terra battuta!
VP: Ma non potremmo dargli i soldi per costruire uno stadio?
P: Ma per chi ci hai preso? Per un’impresa di carità? Vai avanti!
VP: Proviamo in Sudan, allora…
P: Ma no, ché l’ultimo loro contatto con gli occidentali è stato quando Clinton gli ha distrutto per errore quella fabbrica di aspirine… E poi non fanno che scannarsi dalla mattina alla sera, in Darfur, e si ostinano a morire di fame! Va’ avanti!
VP: Forse in Etiopia?
P: Non scherziamo: se i cristiani vedessero che in Africa muoiono di fame anche altri cristiani, ci si rovinerebbe la reputazione…
VP: Allora in Somalia!
P: Senti, l’ultima volta che dei bianchi sono entrati in Somalia, quei briganti gli hanno abbattuto due elicotteri! E poi, chi giocherebbe per i somali? I pirati? Magari con le bandane in testa… Vai avanti e non dire stupidaggini!
VP: Ci sono! Senegal: ha anche una squadra niente male!
P (ci pensa a lungo, poi scuote la testa, perplesso): Non mi convince: ci sono ancora conflitti etnici e religiosi… Evitiamo…
VP: Uganda?
P (terrorizzato): No, no! Magari poi si potrebbero ricordare che Idi Amin ce l’abbiamo messo noi, a suo tempo! Vai avanti!
VP: Ruanda?
P: Ma no: hanno a malapena finito di ammazzarsi, tra Utu e Tootzi! Potrebbero ricominciare da un momento all’altro!
VP (spazientito): Congo?
P: Ma no! Ché poi gli abitanti potrebbero rendersi conto che i diamanti che portano al collo le mogli dei giocatori sono gli stessi che sono stati rubati loro dai trafficanti di gemme! E poi ci sono stati diecimila morti, due anni fa, solo per disputarsi il controllo degli appalti per la costruzione della sede dell’Unione Africana! Pensa cosa potrebbero fare per la costruzione di uno stadio!
VP: Che ne dite dell’Africa Equatoriale?
P (esasperato): Ma dai! Se li facciamo lì, gli occidentali potrebbero capire che forse è stata una stronzata la loro decisione di non inviargli preservativi… E poi magari l’AIDS se lo beccano gli stessi giocatori!
VP: Allora, forse, l’Angola?
P: Ma non dire stupidaggini! Ma se hanno finito praticamente l’altro ieri di scannarsi per stabilire chi gestisse il traffico internazionale di gemme! No, passa oltre!
VP: Guardi, ci sono rimasti solo la Costa d’Avorio, lo Zimbawe, la Tanzania, il Camerun e il Sud Africa, tra quelli papabili…
P (intravede una soluzione, e si rasserena): Mah… Perché non in Sud Africa?
VP (esasperato): Ancora?! Ma ci abbiamo fatto pure i mondiali di rugby! Non possiamo scegliere sempre la stramaledetta Joannesburg per ogni stramaledetto evento sportivo!
P: Perché no? Chi diavolo vuoi che si ricordi dei mondiali di rugby di quindici anni fa?
VP: Ma prima o poi dovremmo pur dare l’opportunità a qualche altro stato africano di mettersi in luce!
P: L’hai detto, carissimo: “prima o poi”. Ma non sarò certo io ad assumermi questo rischio! E poi, ricordati che il Sud Africa rappresenta la classica immagine africana stereotipata e rassicurante per un qualsiasi occidentale: savane, animali esotici, acacie, parchi naturali… Il tutto senza bambini che ti muoiono di fame tra i piedi! E senza stupidi trafficanti di diamanti che si ammazzano per stabilire chi sarà il primo ad esporre le proprie gemme sugli Champès Eliseès.
VP (in preda ad un attacco isterico): Ma porca miseria! Prima o poi qualcuno si accorgerà del trucco! Ci linceranno, maledizione, quando capiranno che gli stiamo soffiando fumo negli occhi!
P(senza perdere la calma): Ma no, calmati: basta trovare uno slogan accattivante e falsamene impegnato, e qualche pop star che lo canti distraendo le attenzioni del pubblico… Qualcosa tipo “Africa: a New Age”… No, troppo fricchettone. Anzi no, ci sono: “Wake Up Africa”! Che ne pensi?
S (ripreso dall’attacco isterico): No: troppo sovversivo
P: Allora “Time for Africa”! Così rimane sottinteso che, una volta finiti i tempi supplementari, ognuno può tornare alle proprie occupazioni senza rimorsi di coscienza!
VP: Può andare…
P: E come cantante… Che ne pensi di Janet Jackson? No, troppo nera… Oppure Lady Gaga! No: troppo bianca…
VP: Che ne pensi di Shakira?
P: Perfetto!

Valerio Cianfrocca

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