Pensieri da uno Sgargabonzi Live

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Ho avuto occasione di seguire una performance live dello Sgargabonzi, al secolo Alessandro Gori, artista che ha il merito di aver trovato ancora spazio nell’universo del non sense – detto per capirci, visto che il non senso non esiste -, scenario apparentemente saturo anche grazie al coraggio che lo strumento Facebook ha offerto a tanti – basti pensare al proliferare di pagine comiche che rifiutano meccanismi tradizionali del ridere e sorridere – che forse non avrebbero mai avuto il fegato per provarci con altri mezzi.

La creatura del Gori, su Facebook, è un mix irresistibile di ripresa e distruzione dei riti verbali quotidiani (anche questi baciati da Facebook: si pensi – Gori ci pensa di continuo – a chi due volte al dì ci fa notare come i veri amici non ti mollino nelle difficoltà o quanto siano brave le persone – la gente – a parlare alle spalle, ecc.), televisione popolare, Prima Repubblica, spietata trattazione dell’intrattabile (tumori, ritardo mentale, violenza sulle donne, ecc.), narcisismo, presa per il culo dei cinici e di chi a cinico si atteggia, e dislocazioni geniali (per esempio, per i fan dello Sgarga, la Palmolive è ormai, senza dubbio alcuno, una stimata casa produttrice di succhi di frutta). Un Maurizio Milani decisamente andato a male, a volte turpiloquente. Un’entità rannicchiata dietro un Avatar perfetto, una sorta di Giacomo Leopardi – io lo vedo così – colto nel momento in cui qualcuno gli urla “Gobbo! Gobbo!”.

Sgarga Live, si diceva. Ebbene, nel weekend di Lucca Comics, con un amico sono andato nella periferia della cittadina toscana per assistere, al Borda Fest – una sorta di risposta intrisa di puro conformismo da centro sociale al presunto conformismo della kermesse fumettara -, al Gori dal vivo. Non sapevo cosa aspettarmi, probabilmente un uomo con un microfono, delle cose da dire, delle cose da leggere. E così, disturbandomi, è stato. Non quel disurbo che è costume definire positivo, perché già è importante non lasciare indifferenti. No. Fastidio vero. Che durante l’esibizione ha preso corpo, nonostante le mie risate a tratti irrefrenabili e le vibrazioni positive figlie dell’acquisto in loco del nuovo libro, “Bolbo”, scritto dal Gori con tal Cincinelli Gianluca.

Le cause del mio dispitto?

Prima di tutto, la fine dell’impersonalità. Forse perché, persona morbida, in fondo non posso accettare che i post che leggo più avidamente da oltre un anno siano figli di un umanoide. E comunque avrei gradito – invece così è stato solo a brevi tratti – un’enunciazione asettica, impersonale, non – come spesso è accaduto – una rotonda recitazione di pezzi e post. In tal senso ho apprezzato la richiesta al pubblico di tener per sé le foto scattate durante la performance.

E ancora: Gori pare credere davvero nella sua dignità letteraria. Gli fa piacere avere prefazioni autorevoli, è sinceramente narciso e c’è il timore che possa, per un attimo, prendersela con il capitalismo, con il conformismo, con il mercato, con l’industria culturale ecc. facendo la figura di uno di quei manichini che lo Sgargabonzi stupra e fa a pezzi ogni dì. Ben inteso, io credo che lo Sgargabonzi, anche al di qua della produzione libresca, abbia piena dignità letteraria e artistica, se non altro per la già citata ragione d’aver aperto una nuova strada nella sfera del far ridere.

Ultimo punto, direi legato al secondo: Gori ha letto due pezzi “seri”, e non li ho applauditi. Mi ha fatto paura. Ho temuto volesse insegnare qualcosa. E ho fiutato del cinismo, qualità di cui lo Sgarga di FB è privo, perché del cinismo, come della pietà, non si pone il problema.

Post scriptum: ammetto che già quando ho capito che le esibizioni dal vivo del Gori esistono davvero, ci sono rimasto un po’ male.

Riassumendo, forse si può dire che lo Sgarga in scena non mi va perché rivela un autore. E in fondo, dal vivo perde tutta la carica Live che ha su Facebook.

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