Elezioni europee: l’analisi del voto

L’ultima tornata elettorale che ha portato al rinnovamento del Parlamento Europeo è stata carica di conseguenze politiche, economiche e diplomatiche per i singoli stati europei e per la stessa Unione.
Il balletto delle interpretazioni è già cominciato, i primi contraccolpi sono già avvertiti dalle forze politiche di molte nazioni, e già molti politici si preparano a sfruttare il risultato europeo all’interno dei propri confini nazionali.

Logo elezioni europeeEppure è forse per la prima volta che le elezioni europee sono così dense di significati politici e geostrategici nazionali quanto internazionali. In questa sede si procederà ad esporre quelle che possono essere le prime conseguenze del voto europeo e quali invece i risultati sul medio lungo termine. Crediamo che il gioco valga la candela.

In questo articolo si procederà all’analisi del voto. Nei prossimi giorni, anche in attesa di ulteriori commenti da parte dei leader politici europei, verranno dedicate altre sezioni all’interpretazione politica del voto a livello nazionale ed europeo.

Iniziamo dunque dai numeri.

Parlamento EuropeoAnzitutto è utile ricordare che il Parlamento Europeo nelle elezioni del 2014 ha ridotto il numero dei propri seggi rispetto al 2009, passando da 766 a 751 seggi. Una variazione negativa delle coalizioni può essere sicuramente imputabile anche a questo fattore, almeno in linea puramente teorica.
Il calo “fisiologico” però, a parità di risultato, non dovrebbe superare i 2-3 eurodeputati per i gruppi più numerosi e dovrebbe essere proporzionalmente più basso per gli altri.

Stando alle stime ufficiali, che in realtà possono variare a seconda della fonte a causa dell’incertezza della collocazione di alcuni candidati, i risultati numerici per le varie coalizioni sarebbero i seguenti:

-Sinistra Unitaria Europea e Sinistra Verde Nordica (GUE): 42 seggi (+7 rispetto al 2009).

-Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D): 190 seggi (-5 rispetto al 2009).

-Verdi-Alleanza Libera Europea (G/EFA): 53 seggi (-5 rispetto al 2009).

-Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE): 64 seggi (-19 rispetto al 2009).

-Partito Popolare Europeo (EPP): 213 seggi (-63 rispetto al 2009).

-Conservatori e Riformisti Europei (ECR): 46 seggi (-11 rispetto al 2009).

-Europa della Libertà e della Democrazia (EFD): 35 seggi (+7 rispetto al 2009).

-Non affiliati: 105 seggi (+72 rispetto al 2009).

È comunque interessante notare che molti dei parlamentari considerati non affiliati sono spesso parte integrante di schieramenti politici già esistenti, o ne compongono altri di nuova formazione.
Alcuni siti mettono addirittura nello stesso calderone partiti e movimenti che non hanno alcuna intenzione di schierarsi in gruppi predefiniti già presenti nel Parlamento Europeo (come il Movimento Cinque Stelle), a movimenti che andranno a comporre coalizioni provvisorie, a candidati che provenendo da liste nuove devono ancora fare atto formale di ingresso in uno degli schieramenti europei.

Il partito bolivariano spagnolo PoDemoS (possiamo)
Il partito bolivariano spagnolo Por la Democracia Social, abbreviato in PoDemoS (possiamo).

 

Gli eletti della lista italiana L’Altra Europa (3 neo-parlamentari), ad esempio, sono a tutti gli effetti parte integrante della Sinistra Unitaria Europea, così come il partito spagnolo PoDemoS (altri 6 eletti). La GUE avrà dunque alla resa dei conti almeno 51 parlamentari contro i 42 stimati ufficialmente. Stesso percorso potrebbero seguire i parlamentari di altri schieramenti.

Ci sono poi i partiti che andranno a comporre quella che molti giornalisti chiamano coalizione euroscettica, in particolare il Front Nationale di Marine Le Pen insieme alla Lega Nord e forse al tedesco Alternative Für Deutschalnd. Messi insieme, questi partiti potrebbero formare un blocco di 30-40 parlamentari, a seconda di come andranno i negoziati delle prossime settimane.

In generale a livello europeo si può notare una sostanziale tenuta dell’ampio e variegato schieramento di Sinistra, con la Sinistra Unitaria che guadagna consensi ed eletti rispetto al 2009 (come detto, formalmente 42 parlamentari che però alla prova dei conti diventeranno quasi sicuramente 51, rispetto ai 35 della scorsa tornata elettorale), almeno in parte a scapito di Verdi e Socialdemocratici, che comunque subiscono variazioni negative tutto sommato poco significative.
L’area di Sinistra e Centrosinistra, compresi i Verdi passa dunque da 288 a 285 parlamentari (ma come detto altri confluiranno nei gruppi parlamentari che la compongono). Naturalmente li raccogliamo insieme per convenzione, perché i socialdemocratici andranno a comporre il nuovo governo mentre verdi e Sinistra rimarranno all’opposizione.

S&D logoIn particolare, si registra l’enorme successo del PD italiano, vera forza trainante dei socialdemocratici europei, con ben 31 eletti (+8 rispetto al 2009) e la percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro partito europeo.
I partiti socialdemocratici di molte altre nazioni non registrano invece lo stesso successo. Recuperano in Germania e Gran Bretagna dopo il calo del 2009 (rispettivamente, +4 e +7), tengono in Portogallo, calano i socialisti francesi (un vero collasso se paragonato alle politiche del 2012, visto che passano dal 28% al 13%), danesi e cechi, mentre crollano i socialisti spagnoli (-9), irlandesi (che non ottengono nessun seggio contro i 2 conquistati nella scorsa tornata) e greci (da 8 a 2).
Nei paesi slavi i socialdemocratici riescono a vincere solo in Romania (dove passano da 11 a 16 eletti battendo nettamente il centrodestra), mentre negli altri casi si assiste ad un calo generalizzato. In Repubblica Ceca, ad esempio, la Sinistra radicale e quella moderata passa dalla maggioranza relativa ad una posizione di netto svantaggio nei confronti del blocco liberale e conservatore.

I partiti verdi non subiscono variazioni di rilievo, se si eccettua il brusco calo in Francia (da 16 a 6) e la crescita in Belgio, Spagna e Ungheria.

gue-ngl logoPer quanto riguarda la Sinistra radicale, il successo della Syriza greca è accompagnato dalle buone percentuali ottenute in Spagna (il 10% della coalizione radicale “classica” a cui si aggiunge l’8% scarso della coalizione bolivariana PoDemoS) e Irlanda, oltre che dal buon risultato della Sinistra italiana, che torna nel Parlamento di Strasburgo dopo la sconfitta del 2009.
Più deludente il risultato francese, così come quello tedesco, dove la Linke avrebbe potuto intercettare una parte del voto socialdemocratico a seguito delle larghe intese di questi ultimi con i democristiani.
La Sinistra radicale sembra praticamente assente in Europa Orientale, Grecia esclusa.

ALDE logoL’area centrista subisce un calo devastante in Gran Bretagna, dove i liberali sono praticamente ridotti ai minimi termini, passando da 12 a 1 rappresentante. Altri cali vistosi si possono registrare in Germania, (dai 12 del 2009 ai 4 del 2014) e in Italia, dove l’area centrista scompare, soprattutto perché il Nuovo Centrodestra, che ha inglobato quei voti, ha deciso di schierarsi con il Partito Popolare Europeo.
Per il resto, i centristi conquistano quattro seggi in Repubblica Ceca (nel 2009 non erano rappresentati) e tengono nei Paesi Bassi. I partiti dell’ALDE mantengono la maggioranza relativa in Finlandia, Estonia e Lituania, ma perdono l’Irlanda, una delle loro roccaforti storiche.

EPP logoUn calo secco colpisce invece i gruppi parlamentari che hanno maggiormente sostenuto le politiche di austerità. Il blocco di centro e centrodestra governativo formato dai popolari e dai liberali scende infatti a 277 deputati dai 359 del 2009.
Il PPE subisce cali netti in Germania (-8 rispetto alla volta scorsa), Francia (-10), Spagna (-8) e in Grecia, Portogallo e Lituania. In Italia si verifica invece un sostanziale dimezzamento dei parlamentari aderenti al PPE, che passano da 34 a 17.
Il calo riguarda anche una delle roccaforti indiscusse del centrodestra europeo, cioè la Polonia, dove il PPE mantiene la maggioranza relativa ma perde quella assoluta, passando da 28 a 23 eurodeputati.
Un successo inaspettato coinvolge invece il centrodestra della Repubblica Ceca, che sottrae voti soprattutto alla coalizione conservatrice (ECR).
Per fortuna dei popolari, l’Est Europa rimane sostanzialmente di destra, in particolare con la Polonia e l’Ungheria, ma anche con Slovacchia, Croazia e Slovenia, dove nonostante le percentuali più ridotte rispetto al 2009 il PPE conserva la maggioranza relativa.

ECR logoI conservatori europei dell’ECR subiscono una marcata flessione perdendo 11 seggi e scivolando alle spalle dei verdi, e, alla resa dei conti, probabilmente anche alle spalle della Sinistra. Il gruppo conservatore euroscettico inglese, storicamente alla guida di quest’ala del Parlamento Europeo è infatti uscito piuttosto malconcio da questa tornata elettorale, venendo superato da UKIP e laburisti e perdendo sette deputati.
È andata meglio ai conservatori polacchi, che hanno invece ottenuto 7 seggi in più rispetto al 2009, probabilmente a scapito della coalizione estremista EFD, che ha perso 4 seggi.
I conservatori vanno male anche in Repubblica Ceca (da 9 a 2) e Italia (dove sono azzerati), mentre non presentano variazioni di rilievo in altre nazioni.

EFD logoSe i conservatori euroscettici dell’ECR perdono undici seggi a livello europeo è perché li cedono ad altri partiti di destra ancora più euroscettici come l’EFD. Questa coalizione, che racchiude partiti separatisti e spesso xenofobi come la Lega Nord italiana o l’UKIP britannico, guadagna 7 seggi e consolida le proprie posizioni, pur rimanendo il fanalino di coda tra gli schieramenti parlamentari.
In particolare, trionfa l’UKIP in Gran Bretagna (primo partito davanti a laburisti e conservatori), il cui leader Nigel Farage è anche presidente del gruppo europeo. Va male rispetto al 2009 la Lega Nord Italiana, che è comunque riuscita ad evitare la scomparsa definitiva.

Per quanto riguarda i cosiddetti “non allineati” o meglio “non affiliati”, essi costituiscono un folto gruppo di un centinaio di deputati.
Alcuni, come gli eletti del Movimento 5 Stelle e probabilmente i tedeschi dell’Alternative Für Deutschalnd, rimarranno effettivamente non allineati.

front-nationalCome detto però, molti dei non affiliati si uniranno a coalizioni già esistenti, soprattutto nelle formazioni radicali. Nella Sinistra infatti confluiranno una decina di parlamentari, mentre una vera rivoluzione potrebbe verificarsi nello schieramento di destra, visto che l’ingresso delle frange più estreme come la greca Alba Dorata e il Front National francese (altro gigante di questa tornata in grado di disporre di 21 seggi) potrebbe essere rigettato dai partiti più moderati come l’UKIP britannico. A quel punto si potrebbe giungere ad una frattura nell’estrema destra europea, e i vari partiti potrebbero muoversi separatamente o formare nuovi gruppi (ci vuole un minimo di 7 paesi e 25 eurodeputati per formarne uno).

European vote turnout
European vote turnout Le percentuali di affluenza nei paesi dell’Unione: Verde scuro: più del 60% Verde chiaro: 50-60% Giallo: 40-50% Arancione: 25-40% Rosso: meno del 25%

Un’ultima considerazione a proposito dell’affluenza alle urne. A livello europeo, essa si attesta intorno al 43%, più o meno in linea rispetto al 2009.

Al 90% di affluenza di Belgio e Lussemburgo segue il 74,8% di Malta, mentre l’Italia con il suo 60% è il primo paese per affluenza tra i sei più popolosi (quelli per intenderci che eleggono più di 50 europarlamentari).
Solo sette paesi superano il 50% di affluenza, mentre è abbastanza bassa l’affluenza in Francia (43%) e soprattutto in Gran Bretagna (36%), per cui i dati politici delle vittorie di alcune coalizioni estremiste in questi paesi vanno posti in un contesto di bassa partecipazione popolare.
Agli ultimi posti per quanto riguarda la partecipazione popolare si segnalano i paesi dell’Est Europa, Grecia esclusa. Sotto il 30% si trovano infatti Ungheria (28,9%), Croazia (25%), Polonia (22,7%), Slovenia (22,9%), Repubblica Ceca (19,5%) e Slovacchia (13%).

Nel successivo articolo si esporranno le conseguenze politiche del voto in Italia.

 Valerio Cianfrocca

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sarebbe interessante che tu o qualcun altro del blog analizzasse i FLUSSI elettorali.
    Il 4% della sinistra in Italia è il fondo del barile o c’è ancora un margine di astensionisti o votanti per Grillo a cui rivolgersi?
    I berlusconiani sono restati a casa tutti? o hanno votato M5S o addirittura Renzi?
    Tutto il voto moderato è andato al Pd (e questo spiegherebbe la catastrofe del Centro) oppure, storditi da quello che sembrava un duello Grillo-Renzi, hanno preferito non schierarsi?

  2. Il Bradipo ha detto:

    Verranno scritti altri due articoli sull’argomento.
    Il primo a proposito delle conseguenze politiche del voto nei vari paesi europei e sull’eventuale composizione del nuovo Parlamento Europeo.
    Il secondo a proposito di quel che il voto europeo comporterà nel panorama politico italiano.
    Purtroppo in alcuni casi l’analisi dei flussi elettorali è molto difficile, ciononostante si cercherà di fare chiarezza anche su questo argomento, soprattutto nel caso italiano, più vicino a noi e quindi più facilmente isolabile dal contesto europeo.

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