Contro l’esaltazione della modella Curvy

La comicità vera – e, in generale, la creatività – sta sotto il naso, quasi sempre. Ragionando, impegnandosi nell’invenzione, si possono produrre buone gag, buoni libri, gustose canzonette. Ma, per chi ce l’ha, il vero nocciolo creativo è una cosa un po’ nascosta e un po’ evidente. Anzi, nascosta perché fin troppo evidente, vicina e familiare. Se, pur non conoscendo la musica, abbiamo in testa un gradevolissimo motivetto – anche di una certa originalità – forse, una volta imparate le basi della composizione e imbracciato uno strumento, ce ne dimenticheremo. Poi, rispolverandolo – perché è chiaro che non se ne va – ci accorgeremo che il motivetto dà più soddisfazione di altri prodotti – più “maturi” – a noi e agli altri ed è al contempo orecchiabile e armonicamente non scontato. Anche se ha cominciato a rimbalzarci in testa quando non avremmo distinto un Do minore da uno xilofono. Il trucco e la virtù di tanti artisti veri e realizzati è stato proprio ascoltare un’urgenza , seguirla, investirci.

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Tornando al primo tasto premuto – la comicità – ho notato che uno di questi fiumiciattoli sotterranei, per me – uno che, anche per “mestiere”, a volte deve far ridere gli altri – sono le modelle curvy. O, meglio, l’ossessione delle modelle curvy in voga da qualche tempo. Una sponda evidentissima, intimamente martellante. Forse così gigantesca che, appunto, la si ignora. Anche per ragioni di sensibilità, naturalmente. Ebbene, una buona gag sulle modelle curvy sarebbe semplicemente trovare la solita ragazza rotonda che posta su Facebook, per sostenere le boteriane, invece che delle floride ragazze, delle terribili obese con collassi cardiocircolatori alle porte.
Però ora non mi interessa pensare al ventaglio (ampio, credetemi) di gag fattibili su questa risorsa evidentissima (a livello italiano, sarebbe parimenti carino sfruttare la fissazioni di Salvini per i papà separati. Papà separati come lui, ça va sans dire). Mi preme sparare su chi sostiene le modelle curvy per sensibilizzare contro presunti modelli di bellezza mortuaria, quindi convinto di esercitare un’azione politica conto l’anoressia.
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Ebbene, siccome sono fin troppi i leprotti contrari alla caccia, questo andazzo, non potendo – ci mancherebbe – essere interrotto manu militari, almeno è giusto portarlo a galla. Anche perché prototipico per una serie di campagne anti libertarie, autolesioniste e meschine (pensiamo alla lagna sul Corpo delle Donne durata per circa un biennio dopo la scoperta della sessualità di Silvio Berlusconi).
A farsi portabandiera delle modelle tondeggianti – fateci caso – sono quasi sempre ragazze, come minimo, più tondeggianti del 20% delle donne in carne che sponsorizzano. Quindi è palesemente un tentativo di autoassoluzione. Queste modelle sono cicciotte e vanno bene. Noi siamo cicciotte (anche un pelo di più di loro). Noi andiamo bene (o almeno non andiamo così male).
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Questa battaglia viene spacciata come qualcosa che sensibilizza contro l’anoressia e che si batte contro i giudizi basati solo sull’aspetto fisico. Invece, di norma, usa l’anoressia per rendere inattaccabile il proprio messaggio – come osi dire male di chi si attiva contro una malattia che ammazza un sacco di gente! – e, invece di operare una comprensibile riflessione sulla sopravvalutazione del materiale superficiale, trova un meschino escamotage per cercare di far accettare il proprio, di materiale superficiale. E potrebbe anche funzionare: persino le pubblicità più stupide e sguaiate, magari agendo a livello inconscio, spingono all’acquisto, figuriamoci se un giovanotto (occidentale: le donne madri terra altrove vanno spesso molto forte), non tanto gettonato e bombardato dai messaggi pro curvy, non decida di farsi un po’ più di bocca buona e godersi una balenottera pensando sia quasi Sharon Stone.
Sarebbe proprio il caso di accettare il fatto che la bellezza e l’attrazione fisica esistono e seguono, in ampie zone, canoni simili. La non grassezza, almeno per buona parte dell’umanità, è un apprezzato valore estetico. Detti canoni cambiano con la società, è vero, ma non c’è nessun valido motivo per pensare che, nel breve, una donna di 160 cm pesante 90 Kg possa essere considerata fisicamente piacevole. Sarà meglio per lei evitare di impantanarsi in battaglie pro curvy, puntando, più che sull’ingresso delle sue forme strabordanti nel recinto della bellezza, sulle sue qualità interiori. E su una bella dieta, perché grasso non è bello, e non piace nemmeno al medico curante.

NR

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