Große Koalition: la crisi politica tedesca.

La Germania al voto.

Voto tedesco 2013Le elezioni tedesche del 22 settembre 2013 sono state accolte dai media di tutta Europa come una clamorosa riconferma di Angela Merkel e della sua politica economica. Senza indagare approfonditamente il dato politico, i giornali italiani si sono a limitati a compiere un’analisi del voto superficiale, sicuri che la Merkel (che in Europa incarna ormai da anni il volto delle politiche di austerità) sarebbe andata al governo senza grossi problemi. Da ciò che sta emergendo, la situazione tedesca sembra decisamente diversa.

Anzitutto, una considerazione riguardante la legge elettorale tedesca. La Germania, notoriamente federale, possiede un sistema elettorale assolutamente proporzionale.

Se la legge elettorale fosse stata un maggioritario uninominale (vale a dire con un solo candidato vincente per ogni circoscrizione elettorale), CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands ovvero Unione Cristiano Democratica di Germania) e CSU (Chrislich-Soziale Union in Bayern, cioè Unione Cristiano-Sociale in Baviera), avrebbero avuto una maggioranza bulgara, essendo arrivate prime (ma spesso per una manciata di voti) nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni.

Voto tedesco 2005, 2009, 2013
La CDU nel 2013 conquista numerosi seggi, ma spesso con maggioranze risicate.

Con un sistema maggioritario, gli unici partiti di opposizione sarebbero stati l’SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, i socialdemocratici tedesci ) e la Linke (La Sinistra, una via di mezzo tra la Syriza greca e la Federazione della Sinistra italiana) con una manciata di seggi: i Verdi non sono infatti riusciti ad arrivare primi in nessuna circoscrizione.

Il sitema elettorale tedesco funziona invece secondo il principio del doppio voto. Il primo voto viene dato ad un singolo candidato. Il secondo voto invece al partito. Le circoscrizioni elettorali sono 299, e altrettanti i candidati eleggibili direttamente.

Il secondo voto determina un numero variabile di eletti, perché essi vengono calcolati sia su scala nazionale che su scala federale in base ai voti assoluti e alle percentuali ottenute dai partiti. Il Bundestag ha dunque un numero di deputati teoricamente vario da legislatura a legislatura.
La soglia di sbarramento per l’ingresso al Bundestag è fissata al 5% per tutti i partiti, indifferentemente dalla coalizione a cui appartengono e dai risultati dei partiti alleati. L’unica eccezione a questa regola è il caso in cui un partito che prenda meno del 5% su scala nazionale riesca ad avere almeno tre candidati eletti direttamente. In tal caso avrà diritto ad un’ulteriore quota di parlamentari, proporzionale al risultato raggiunto.

È interessante notare che ben tre partiti papabili al Bundestag, ovvero FDP (Liberali), il Piraten Partei (Partito dei pirati) e Alternative Fur Deutschland (Anti-euro), a prescindere dalle loro alleanze, sono stati tagliati fuori dalla soglia di sbarramento del 5%.800px-CSU_logo

Da ultimo, occorre ricordare che il sistema elettorale tedesco non prevede un premio di maggioranza.

In base a questo principio, la CDU-CSU (che si sono presentati federati), non avendo raggiunto da sole la maggioranza assoluta dei voti, non hanno ottenuto nemmeno la maggioranza assoluta dei seggi (bensì 311 su 630).

Berlino: l’eccezione della capitale.

Voto 2013 a Berlino
Voto a Berlino: a Ovest vince la CDU, ad Est la Linke, al centro l’SPD.

A Berlino il voto ha seguito un andamento un po’ differente rispetto che nel resto della Germania. Qui infatti la CDU ha conquistato la maggioranza relativa, ma solo grazie all’Ovest della città. Berlino Est ha infatti visto la vittoria schiacciante della Linke (complice forse anche un’affluenza alle urne più bassa rispetto alla media nazionale del 71,5%), che si è confermata primo partito conquistando cinque delle dodici circoscrizioni cittadine e sei seggi totali. Ma questo ottimo risultato è stato controbilanciato dalla sonora sconfitta subita a Berlino Ovest.

Il centro cittadino è stato invece mantenuto dal più moderato partito socialdemocratico.

In pratica Berlino si è mostrata elettoralmente molto divisa ma non certo di destra, e ha rappresentato una vittoria di Pirro per la CDU, che ha conquistato 9 seggi sui 27 totali.

Il significato del voto tedesco.

Angela Merkel 2010
Angela Merkel, due volte cancelliera e presidente della CDU dal 2000.

Secondo chi scrive, il risultato elettorale in Germania non è stato affatto quello di un’incondizionata e plebiscitaria riconferma di Angela Merkel. Senz’altro si tratta della sua terza riconferma, un risultato eccezionale per una “democrazia matura” quale è considerata la Germania (i lettori pensino alle voci scandalizzate che avevano accolto la terza riconferma di Hugo Chavez in Venezuela).

Bisogna però considerare che i neo-liberisti più intransigenti, ovvero i liberali del FDP, sono stati sonoramente battuti, passando dal 14% a circa il 4% di questa tornata elettorale. E la sconfitta del FDP è simbolica e pratica al tempo stesso (e sembra strano quanto poco vi si siano soffermati i giornali italiani). Con la loro sconfitta, viene sconfitta la politica del rigore e dell’austerità, portata avanti dal FDP con determinazione molto maggiore rispetto alla CDU.

Philipp Rösler
Philipp Rösler, presidente del FDP

La perdita di consensi di questo partito, secondo gli analisti tedeschi, è infatti dovuta alla sua strenua battaglia contro il reddito di disoccupazione e il salario minimo. In una nazione sostanzialmente assistenzialista come quella tedesca, questi attacchi hanno alienato al FDP il consenso di molti elettori di destra.

Come detto, la CDU-CSU è rimasta sostanzialmente senza alleati importanti, e l’aumento di consensi del blocco cristiano (circa l’8% in più rispetto al 2009) è stato ampiamente compensato dalla rovinosa sconfitta dell’alleato FDP (-10% rispetto al 2009).

Angela Merkel ha ottenuto sicuramente una riconferma personale. Ma le politiche economiche rigoriste e ultra-liberiste propugnate dai propri alleati (e quasi sempre sottoscritte dai cristiano-democratici) sono uscite a pezzi dal vaglio dell’elettorato.

Semplificando, si potrebbe dire che agli occhi dell’elettorato tedesco la coalizione CDU-CSU-FDP abbia trovato un leader forte e amato, ma abbia fallito nel portare avanti un certo tipo di propaganda economica.

Rosso-neri al governo.

Sigmar Gabriel presidente SPD
Sigmar Gabriel presidente SPD

L’ipotesi che si è subito delineata, stando così le cose, è stata quella di un’alleanza tra i Cristiano Democratici e i Socialdemocratici. I primi dispongono di 255 seggi (a cui si aggiungono i 56 dei Cristiano-Sociali bavaresi), i secondi di 192 seggi. In pratica, se si coalizzassero, la Große Koalition così ottenuta avrebbe una maggioranza spropositata, con 503 seggi su 630.

Ma come per ogni maggioranza di larghe intese, le dinamiche tra partiti presentati alle urne con programmi molto diversi non possono essere semplici.

In particolare, la cancelliera sa che senza il sostegno esterno nessuna legge da lei proposta potrebbe essere approvata dal parlamento. Questo renderebbe il supporto dell’SPD vitale per il governo. E con molta probabilità i socialdemocratici farebbero pagare a caro prezzo i propri voti, revisionando le proposte di legge e chiedendo ministeri e posti dirigenziali nell’esecutivo.

Dall’altra, l’SPD ha il fondato timore che un’alleanza con i “neri” cristiano-democratici causerebbe per il partito un crollo dei consensi, come già avvenuto nel 2009 dopo il primo governo Merkel (anch’esso di larghe intese), quando il partito passò dal 34,2% al 24,5% dei voti, in gran parte favorendo i partiti di sinistra: i Verdi e la Linke.

E adesso?

A dispetto dei sostenitori della tesi di una riconferma plebiscitaria di Angela Merkel, la signora di Amburgo non è ancora stata rieletta cancelliera. Nel mese che va dalle elezioni del 22 settembre ad oggi 22 ottobre non è riuscita a trovare in parlamento partiti solidamente disposti a sostenerla.

Katja Kipping presidente Linke
Katja Kipping presidente della Linke con Bernd Riexinger.

La domanda che sorge spontanea è allora la seguente: perché non creare un’alleanza tra i tre partiti di opposizione, ovvero tra SPD, Linke e Verdi? Messi insieme, questi tre partiti avrebbero 319 seggi su 630: una maggioranza ristretta ma comunque sufficiente a governare.

Le risposte sono molteplici. Da un lato l’SPD ha paura dell’esempio di maggioranze risicate ed instabili sul modello dell’Unione di Prodi. Dall’altro la latente diffidenza tra i tre partiti di sinistra, ma soprattutto tra SPD e Linke si è notevolmente acuita negli ultimi mesi. I due partiti hanno dato per assodato il fatto di contendersi per certi versi un elettorato simile, e non si sono risparmiati colpi per conquistare quei voti.

L’SPD ha paura di perdere il proprio elettorato moderato alleandosi con gli euro comunisti della Linke, ma sa anche che una nuova alleanza con la Merkel trascinerebbe via, forse definitivamente, l’ala sinistra del proprio schieramento (che potrebbe confluire all’opposizione insieme a Verdi e Linke).

Dal canto proprio, la Linke e forse i Verdi imporrebbero all’SPD una politica di apertura verso i bisogni dei paesi più deboli dell’Europa, di ridiscussione dei patti economici europei e di chiusura verso gli imperativi del FMI e delle grandi banche europee. Questi obiettivi potrebbero spaventare il grande capitale e l’elettorato moderato tedesco ed europeo.

Bundestag 2013.svg
Bundestag 2013:
Rosso scuro Linke; Rosso chiaro SPD; Verde Alleanza 90-I Verdi; Nero CDU; Azzurro CSU.

Comunque vadano le cose, è importante ricordare che Angela Merkel, pur vincendo una battaglia importante, potrebbe perdere la guerra.

Valerio Cianfrocca

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