Il Marxista Marziano: intervista all’autore

Il marxista marziano, romanzo d’esordio del giovane Ulisse Da Prato, è già un fenomeno letterario in Versilia, luogo d’ambientazione delle vicende narrate nel testo. Un giudizio positivo da parte della critica, che lo ha classificato secondo all’evento BooktoLookNight della scorsa estate. Vendite in ascesa. Un successo travolgente. A Viareggio, abbiamo incontrato in esclusiva per i nostri lettori l’autore. Nella nostra lunga chiacchierata abbiamo parlato ovviamente del suo libro, ma anche delle difficoltà che affrontano oggi i giovani scrittori per emergere e raggiungere una discreta visibilità.

Ulisse, prima di tutto due parole su di te: cosa studi e quali sono i tuoi campi di interesse?

Ho conseguito lo scorso novembre la Laurea Triennale in Filosofia, a Pisa. Adesso frequento la Specialistica sempre nell’Ateneo pisano. Le mie aree di interesse sono la Storia della Filosofia Moderna e Contemporanea, con particolare attenzione riguardo l’Europa del XVIII secolo.

Come ti è venuta l’idea di scrivere un romanzo tutto tuo? Arrivare alla sua effettiva pubblicazione è stato difficile?

Fin dall’infanzia ho avuto la passione per la scrittura, che mi ha spinto a scrivere da sempre racconti di fantasia. Dopo aver terminato i miei studi liceali, nel dicembre 2010 ho preso la rischiosa decisione di comporre un romanzo che avesse come soggetto la realtà quotidiana. Sono stato mosso dal desiderio di mettere in luce il disagio diffuso nella nostra generazione, quasi ad immortalare il delicato momento storico che stiamo attraversando. Stranamente non ho avuto problemi ad arrivare alla pubblicazione del mio manoscritto. Appena finito di scriverlo (fine novembre 2012), mi sono rivolto alla Cinquemarzo Edizioni, che, con mia grande soddisfazione e sorpresa, ha approvato interamente la mia storia senza tagli né censure. E così, il 28 marzo 2013, “Il marxista marziano” è uscito ufficialmente in libreria.

Raccontaci brevemente la trama del tuo libro.

Il romanzo, ambientato in Versilia, racconta le grottesche vicende di Enrico Paoli, giovane precario colpito duramente dalla crisi economica, che cerca a tutti i costi la sua rivincita verso una società sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. Durante il libro il protagonista entra in contatto con un fitto sottobosco di personaggi volutamente caricaturali, che si rivelano essere maschere tragicomiche dell’età contemporanea. Fa da cornice alla storia la denuncia, in chiave satirica, della classe politica dirigente italiana, incapace di offrire risposte concrete a noi giovani, privi di saldi punti di riferimento e di aspettative per il futuro. Il tutto viene condito con un umorismo irriverente, a tratti addirittura cinico.

Sappiamo che sei un grande studioso di Jean-Paul Sartre, e in vari passaggi del testo in effetti si sente il suo influsso. Quali sono state altre fonti d’ispirazione?

Per i temi che il romanzo tratta sono stato influenzato fortemente dall’esistenzialismo francese (oltre a Sartre non mancano citazioni di Camus) e dal nichilismo tedesco (Nietzsche). Rilevante è stato il contributo della letteratura europea del XIX e inizi del XX secolo; si può leggere come Goethe, Dostoevskij e Mann tendano la mano a Pirandello e Svevo sull’argomento della décadence. Per quanto riguarda invece lo stile narrativo, essendo una storia per certi versi considerata pulp, mi sono ispirato ai film di Tarantino, in cui non manca mai una certa dose di black humour misto a scene crude. Ma soprattutto rendo omaggio al grandissimo Kubrick in certi passaggi dal sapore di Arancia Meccanica Eyes Wide Shut. Ovviamente la musica riveste il ruolo centrale di colonna sonora dell’intera vicenda; i Rolling Stones ed i Beatles condividono il palco con Battiato, Caparezza ed altri autori in un’inusuale kermesse di suoni e immagini vivaci.

Il titolo del libro è molto particolare, suscita curiosità. Puoi spiegarci, senza rivelare troppo della trama, il suo significato?

Ritengo che il titolo di un libro sia fondamentale per capirne il contenuto e che debba esserne un’estrema sintesi. Il mio romanzo si chiama Il marxista marziano perché racconta la storia di un vero e proprio marziano, Enrico Paoli. Il Paoli è il Diverso per questa società, un alienato che non riesce ad integrarsi negli schemi fissi di un’epoca dove il conformismo rende tutti omologati; mentre le voci fuori dal coro vengono isolate. Il Paoli, nel corso della vicenda, diventa un marxista in senso metaforico, non politico. Vuole compiere la sua piccola rivoluzione contro il mondo, così da raggiungere finalmente la tanto sperata condizione di felicità. Eppure il marxismo è anche la filosofia dell’utopia, oltre che dell’azione. Infatti il Paoli compierà una serie di disastri pensando di agire nel giusto. Il titolo ovviamente rimanda il lettore alla sfera politica della Sinistra, perché infatti fa da sfondo alla vicenda la crisi interna della Sinistra italiana, incapace di darsi un’identità e di rispondere alle esigenze dei cittadini meno abbienti. Per rappresentare al meglio un titolo del genere ho chiesto al promettente mascherista del Carnevale di Viareggio Andrea Pucci (vincitore nel 2013 della categoria maschere isolate) di occuparsi della copertina del libro. Ne è venuto fuori un vero e proprio bozzetto carnevalesco, che coniuga al meglio la satira di costume e la potenza allegorica della tradizione viareggina con un’atmosfera fumettistica alquanto pop.

Hai ricevuto molti commenti positivi riguardo al tuo libro. Tanti apprezzano il tuo stile. Hai in cantiere qualche altra opera per il futuro?

Attualmente sono occupato con diversi progetti che vanno dall’area universitaria all’allestimento di spettacoli shakespeariani in lingua originale, passando per iniziative che promuovono la cultura sul territorio versiliese. Questo non significa che abbia chiuso la penna in un cassetto. Ho diverse idee stimolanti per la mente che, complici gli sviluppi politici di questo momento, molto probabilmente metterò in forma scritta al momento opportuno. Nell’attesa continuerò a leggere, guardare film e, soprattutto, osservare la realtà immergendomi completamente in essa.

Infine, quali consigli daresti a un giovane scrittore?

Questa è una domanda che mi lusinga molto, perché non mi reputo ancora uno scrittore in grado di dare consigli. Cercherò comunque di rispondere prendendo come esempio la mia esperienza. Qualsiasi genere un autore voglia affrontare deve innanzitutto partire da ciò che lui è stato e adesso è, cioè dalla propria identità; così da imprimerla in ogni singola parola scritta della sua opera. È lecito ispirarsi ad altri scrittori, ma penso che occorra rielaborare col proprio punto di vista ciò che si è letto, acquisendo in questo modo uno stile creativo personale ed autentico. Consiglierei quindi a chiunque voglia scrivere di lasciare un’impronta di sé in ogni personaggio nato dalla sua fantasia. Questo perché un lavoro diventa davvero convincente quando l’autore fa esprimere per bocca delle sue creature la propria visione della vita. Insomma, mettetevi a nudo e scrivete col cuore in mano.

Dario Belluomini 

Pagina ufficiale

 

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