Questioni morali. Le regioni in crisi nel 2012.

Il 2012 è stato un anno da knock-out per la politica plasmata dall’era Berlusconi. Oltre alla messa in ombra dei politici al cospetto dei tecnici e dei propugnatori di una pulizia totale dell’attuale classe dirigente, le indagini in seno alle amministrazioni regionali sono state devastanti per numerosi partiti, e hanno portato allo scioglimento di ben tre giunte in Sicilia, Lazio e Lombardia.

Il 28 giugno 2012, la prima giunta regionale ad essere sciolta è quella siciliana. Il presidente della regione Raffaele Lombardo aveva infatti annunciato le proprie dimissioni il 18 maggio precedente per l’imputazione, dichiarata il 29 marzo dello stesso anno1, di concorso esterno in associazione mafiosa.

Lombardo è attualmente sotto processo insieme al fratello, Angelo, parlamentare del Movimento Per le Autonomie. Secondo l’ex assessore Marco Venturi, Raffaele Lombardo avrebbe “cercato di garantire il sistema affaristico-clientelare, mettendo ancora di più la regione nelle mani dei mafiosi”2.Image

Quasi contemporaneamente alle accuse rivolte a Lombardo, la Corte dei Conti presenta una relazione durissima sulla gestione “fantasiosa” dei conti pubblici, in cui le stime delle spese venivano ampiamente modificate dopo la loro approvazione3. Inoltre, viene portato alla luce un buco di bilancio di oltre 5 miliardi mai segnalato prima, che porta al commissariamento della regione il 18 luglio, seguendo le richieste avanzate da Confindustria e UdC4.

La caduta di Lombardo costituisce un duro colpo di immagine non solo per il PdL, ma anche per Fini, staccatosi insieme a Micciché dal PdL siciliano ma al contempo alleato attivo di Lombardo; anche il PD siciliano sul momento ne patisce gli effetti, perché insieme all’UdC aveva garantito sostegno esterno ad alcune iniziative economiche della maggioranza.

Nel Lazio, ancora a maggioranza PdL, lo scandalo che porta allo scioglimento della giunta si consuma in un arco di tempo più breve, abbatte l’ex sindacalista Renata Polverini e si dimostra come la conclusione drammatica di una faida interna che sconvolge il PdL laziale fin dalla scissione di Fini (che la Polverini ha sempre sostenuto).

Inizia il 18 luglio 2012, con una missiva del capogruppo PdL al consiglio regionale Franco ImageFiorito ai compagni di partito che mostra irregolarità nella distribuzione dei finanziamenti pubblici ai partiti. Si tratta di una vera dichiarazione di guerra, e il 24 luglio Fiorito viene destituito dal PdL (con 9 voti su 17 consiglieri) e al suo posto viene eletto Francesco Battistoni, da tempo avverso alla Polverini.

Gli scandali vengono rimandati solo di poco. Subito dopo la pausa estiva, la magistratura di Roma si attiva e in poco tempo (12 settembre) arriva ad indagare Fiorito per peculato5.

Nell’arco di pochi giorni gli inquirenti scoprono un traffico di denaro pubblico destinato al PdL e utilizzato per gli scopi più vari,e dal semplice furto e trasferimento su conti madrileni6 all’affitto di escort e del set di Roma antica di Cinecittà per i festeggiamenti natalizi di Carlo de Romanis, vice capogruppo PdL in regione7.

Le indagini si allargano fino a coinvolgere Giancarlo Miele (PdL) e Angela Birindelli (assessore all’agricoltura del Lazio); quest’ultima, solida alleata della Polverini e dell’UdC, è accusata di aver finanziato con fondi pubblici una campagna stampa contro Battistoni.

ImageCome colpo di coda finale, la Polverini costringe alle dimissioni Battistoni il 20 settembre. Ma l’amministrazione regionale è ormai un malato terminale, e il 27 settembre la Polverini si dimette (il giorno dopo si aprono le indagini a carico di parenti e amici di Fiorito, e si delinea l’ipotesi di associazione per delinquere).

Grazie a ripetuti temporeggiamenti, la Polverini è riuscita a ritardare il voto al febbraio prossimo, e probabilmente la partita vedrà una destra e una sinistra divise al proprio interno.

Le indagini partite dal caso Fiorito hanno coinvolto anche assessori e consiglieri di altre regioni, Campania, Calabria ed Emilia ai primi posti.

Il governo della Lombardia, altra roccaforte del potere berlusconiano, è crollato poche settimane dopo quello laziale, in seguito ad un travaglio durato dal novembre 2011, e dopo una valanga di indagini e arresti la cui vastità non si vedeva nella politica europea dai tempi di “Mani Pulite”.

Le indagini nei confronti di Roberto Formigoni iniziano nel 2002 in merito all’inchiesta sulla discarica di Cerro Maggiore; si rinnovano nel 2010, quando i Radicali scoprono che alcune Imagedelle firme raccolte per la sua quarta candidatura non erano leggibili.

Ma oltre a Formigoni, le indagini della Guardia di Finanza in Lombardia rivelano un marasma di corruzione e di clientele. A partire dal Marzo 2012, a catena, vengono indagati per truffa o corruzione i massimi esponenti della maggioranza del Consiglio Regionale.

Il 6 Marzo 2012, a tre mesi dall’arresto del vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Nicoli, viene iscritto nel registro degli indagati per corruzione Davide Boni (Lega); il sospetto è che abbia trasferito illegalmente un milione di euro nelle casse della Lega8.

Il 14 Marzo viene indagato per corruzione il consigliere regionale Angelo Giammario (PdL)9.

Il 19 Marzo l’assessore Romano La Russa viene indagato per finanziamento illecito al PdL, di cui faceva parte10.

ImageIl 10 Aprile si dimette anche Renzo Bossi, la celeberrima “Trota” della Lega, in seguito ad indagini per tangenti e malversazioni nella gestione di soldi pubblici che coinvolgono, oltre a buona parte della dirigenza leghista, anche l’assessore lombardo allo sport Monica Rizzi (Lega).

Il 16 Aprile si viene a sapere di una presunta tangente pagata da Pierangelo Daccò con una possibile partecipazione da parte di Formigoni11. Dopo aver annunciato querele, Formigoni ha dovuto affrontare il 6 Giugno una mozione di sfiducia votata dall’opposizione. Comunque, il sostegno della Lega ha salvato la giunta regionale sconvolta dagli scandali.

Ma la crisi politica è stata solo rimandata: il 23 Giugno si apre un’indagine per corruzione a carico dello stesso Formigoni12.

A Ottobre le inchieste si allargano a macchia d’olio, con l’arresto dell’assessore Zambetti (PdL) in merito ad un finanziamento di 200 mila euro alla ‘ndrangheta, e con le successive indagini nei confronti di Massimo Buscemi (PdL), indagato insieme al leghista Boni13.

Le indagini relative alle spese dell’amministrazione regionale lombarda rivelano pagamenti di ogni genere effettuati con i soldi pubblici, e portano ad un ulteriore ampliamento delle indagini, che coinvolgono anche esponenti dell’opposizione (e toccano anche il consigliere PdL Nicole Minetti).

Il 26 Ottobre Formigoni conclude la propria carriera da presidente della Lombardia (aveva iniziato nel 1995) dimettendosi insieme a 74 consiglieri su 80 (in buona parte indagati) e componendo una Giunta provvisoria.
La Lombardia andrà al voto il 24 febbraio prossimo.

Infine in Puglia il presidente Nichi Vendola l’11 aprile 2012 è stato indagato per concorso in abuso d’ufficio nella nomina di un primario dell’ospedale barese di S. Paolo14. L’accusa proveniva da Lea Cosentino, ex dirigente Asl di Bari. Da sempre dichiaratosi “sereno”, Vendola è stato assolto con formula piena il 31 ottobre scorso insieme a Lea Cosentino.

Altra accusa, quella di abuso d’ufficio, falso e peculato, è stata recapitata al presidente il 12 aprile in merito al presunto pagamento di 45 milioni di euro all’ospedale privato Miulli, che aveva chiesto finanziamenti pubblici per il proprio ampliamento.

Il procedimento a suo carico è ancora pendente, le indagini sono vaste, perché insieme al presidente Vendola sono indagati Alberto Tedesco (PD) e Tommaso Fiore (non male per uno dei tanto osannati tecnici, indicato da Vendola come “simbolo per l’autorevolezza scientifica e morale”15), ex assessori alla sanità, oltre al vescovo della diocesi di Altamura e al direttore dell’ospedale, don Mimmo Laddaga. Non è dunque solo la politica ad essere corrotta.

Con Vendola, trema anche parte dell’amministrazione regionale, con la condanna a due anni e otto mesi (il 24 dicembre 2012) del vicepresidente della regione, Frisullo (PD)16. Era sulla lista di Tarantini, dal quale tra il 2007 e il 2009 ha ricevuto prostitute e mazzette in cambio di gare d’appalto truccate.

A ben vedere, gli scandali che hanno sconvolto le giunte regionali negli ultimi 12 mesi sono figli diretti e degni eredi del berlusconismo.

La politica italiana, soprattutto a destra, si è lasciata narcotizzare da dodici anni di alimentazione drogata, a base di attacchi mediatici, sterili dibattiti televisivi, controllo dei mezzi d’informazione e fiducia cieca nei sondaggi.

Gli scandali che hanno coinvolto le giunte regionali sono stati utilizzati a pretesto da più di un demagogo per dimostrare l’insensatezza delle amministrazioni locali, dispendiose, improduttive e corrotte. All’interno della critica generalizzata ai “costi della politica”, questi discorsi hanno portato i cittadini italiani a diffidare verso le burocrazie e le amministrazioni pubbliche.

Chi scrive è dell’opinione che sia assurdo e inutile cercare di risolvere il buco di bilancio sopprimendo le provincie o tagliando il numero di consiglieri quando lo Stato Italiano spenderà almeno dodici miliardi di euro per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35, e quasi due miliardi per il progetto, poco utile ed ecologicamente dannosissimo, della TAV.

Gli scandali che hanno coinvolto le amministrazioni regionali dovrebbero invece costituire un monito per la politica autoreferenziale e paternalista sorta nell’era Berlusconi. Una vera e propria dichiarazione di guerra verso un gruppo dirigente nominato dall’alto e non scelto dal popolo, mai rinnovato negli ultimi dodici anni.

Alcuni partiti hanno operato una riflessione interna, e hanno intrapreso un doveroso processo di rinnovamento. Ma non possono essere solo le primarie o le epurazioni a raddrizzare un panorama politico desolante fondato su una legge elettorale oligarchica e protezionista: l’augurio è che, per parafrasare Il Gattopardo, la politica possa «cambiare, affinché tutto cambi».

Valerio Cianfrocca

Note:

1=Già arrestato nel 1992 e condannato in primo grado per corruzione, quindi assolto in appello, arrestato di nuovo nel 1994 per associazione a delinquere nella gestione di un appalto da 48 miliardi, rilasciato dopo aver patteggiato, quindi indagato nel 2010 e poi nel 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa.

2=Corriere del Mezzogiorno, 17 Ottobre 2012.

3=Il Sole 24 Ore, 17 Luglio 2012.

4=Il Manifesto, 18 Luglio 2012.

5=La Repubblica, 12 settembre 2012.

6=L’Unità, 14 settembre 2012.

7=Il Messaggero, 17 settembre 2012.

8=Il Fatto Quotidiano, 6 Marzo 2012.

9=Il Fatto Quotidiano, 14 Marzo 2012.

10=Il Fatto Quotidiano, 19 Marzo 2012.

11=Il Corriere della Sera, 16 Aprile 2012.

12=Il Sole 24 Ore, 26 Luglio 2012.

13=Il Fatto Quotidiano, 10 ottobre 2012.

14=Il Sole 24 Ore, 11 aprile 2012.

15=Così Vendola in conferenza stampa il 24 gennaio 2012.

16=Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2012

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Erasmo ha detto:

    d’accordo totalmente ma credo sia doveroso denunciatre anche la base nascosta dell’iceberg di sperpero di pubblico danaro da parte dei cosiddetti manager pubblici e gli interventi per salvare moltissime banche. Il riferimento non può riguardare l’alta velocità con la replicazione della “anomalia funzionale ” del combinato disposto , tutto italico della definzione del general concractor e del project financing con spa pubbliche. La vicenda poi del Monte dei Paschi di Siena e dei Tremonti-bond fase 1 e dei Monti bond fliberase due la dice lunga sulle porcate che si verificano nel nostro Paese taccio sull’affaire Fonsai-Unipol- Mediobanca !!! Taccio infine su due mostri che sono i ” corpi contundenti” del potere protempore : la funzione ibrida del Consiglio di Stato (..gravissima dopo la modifica dell’art 111 Cost) e la legge obiettivo….partorita dal centrodestra e traslata…papale papale dal centrosinistra prodiano nel codice appalti.

  2. Il Bradipo ha detto:

    Sono d’accordo: le regole degli appalti (e secondo me l’intero concetto di appalto pubblico) sono una delle piaghe che affliggono la gestione di denaro pubblico e l’amministrazione stessa del territorio.
    D’accordo anche sul salvataggio delle banche (ahimé, in un’economia capitalista schiava della finanza come la nostra “qualcosa andava fatto”, ma i soldi sono stati presi dall’istruzione, dalla ricerca e dalla sanità; mi sembra che questo la dica lunga sulla nostra economia in generale).
    Naturalmente sono problematiche che in parte esulano dall’argomento affrontato dall’articolo, che voleva incentrarsi soprattutto sulla crisi morale che ha sconvolto numerosi partiti (ma va ricordato: a destra più che a sinistra), e sul problema delle risposte demagogiche e inconcludenti date da numerosi soggetti politici.

  3. Erasmo ha detto:

    “qualcosa andava fatta “…ma non è stata fatta a scapito dei settori che lei cita . L’intervento sulle banche è stato fatto dalla BCE con i due LTRO e infatti le banche italiane hanno preso 287 mld di euro su 1000. Monti ha solo dato garanzie sui sottostanti cover bond e sulle minusvalenze conseguite negli asset per io possesso di BTP.. I tagli con l’accetta li ha fatti ma per ricondurre il deficit tendenzaile verso il pareggio strutturale (ovvero al netto del ciclo economico ) in conto 2013. Garanzie che mai si sono materialzzate in storni di bilancio. Il riferimento invece al MPS riguarda l’ibrido connubio banca/politica/regolatore che mette una pezza sul disastro bancario seguito a una plusvalenza di 7 mld …fuori da ogni ragionevolezza o valutazione di mercato e conseguente all’acquisto dal Santandier di Antonveneta, Stessa solfa per l’affaire Fonsai/Unipol e conseguente alle scatole cinesi e alle partecipazioni crociate.Sulla moralità della politica e dei partiti potremmo discutere ore….non potendo evitare le implicazioni hegeliane insite in tale concetto applicato alla politica. Ma mia opinabilissima opinione è che il problema vero sono le regole , i meccanismi di vigilana e controllo e le sanzioni.

  4. Il Bradipo ha detto:

    Sì ma il pareggio di bilancio mi sembra vada di pari passo con il rifinanziamento delle banche operato dalla BCE. Era anzi una garanzia al fatto che tale rifinanziamento venisse effettuato, pur essendo incostituzionale: le banche hanno ricevuto soldi dalla BCE al tasso di interesse dello 0,1% riprestandoli allo stato italiano al 7% di interesse. A garanzia di questo scambio iniquo c’era proprio la condizione che lo stato italiano si mostrasse credibile “finanziariamente”, ovvero pareggiasse il bilancio.
    Ad ogni modo, non sono questi gli argomenti trattati dal presente articolo, e a riguardo invito invece a sfogliare le rubriche di economia presenti nel blog.

  5. Erasmo ha detto:

    Non c’entra il pareggio di bilanc cioon la ricapiralizzazione. Il pareggio c’entra con la convergenza verso un debito che tendenzialmente vada verso il 60% del PIL. Il deficit altro non è che la velocità di crescita del debito. Le banche con i due LTRO sono state finanziate (..affinchè comprassero BTP….concorrendo alla diminuzione dello spread sul mercato secondario ) all’1% non allo 0,1%

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